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AMERICAN PSYCHOLOGIST SPECIAL IUSSUE: NEW DIRECTIONS IN DEVELOPMENTAL SCIENCE WITH YOUTH EXPERIENCING MARGINALIZATION

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Titolo: 

AMERICAN PSYCHOLOGIST SPECIAL IUSSUE: NEW DIRECTIONS IN DEVELOPMENTAL SCIENCE WITH YOUTH EXPERIENCING MARGINALIZATION

Autori: 
José M. Causadias, Adriana J. Umaña-Taylor (Editors)
Casa editrice: 
American Psychological Association, 2018, pp. 707-842.

In un momento storico in cui in numerose nazioni del mondo sta esplodendo il problema dell’accoglienza e dell’integrazione delle persone provenienti da mondi “alieni” (istintivamente percepiti come tali, ma troppo spesso strumentalmente dipinti e rappresentati in questo modo), il tema della marginalizzazione delle fasce più giovani si impone all’attenzione di ogni cittadino in possesso di coscienza civica e di senso della comunità.

Prendendo le mosse da un particolare modello elaborato verso la metà degli Anni Novanta da C. García Coll, G. Lamberty , R. Jenkins, H. P. McAdoo, K. Crnic, B. H. Wasik e H. Vázquez García  – l’articolo è intitolato “An integrative model for the study of developmental competencies in minority children”, pubblicato nella rivista Child Development, 67, 5, pp. 1891-1914, del 1996 – questo numero speciale della rivista American Psychologist si pone come un vero e proprio monito rivolto a quanti siano inclini a trattare il tema dell’inclusione delle minoranze con modalità autoritarie e discriminatorie.

Nell’articolo del 1996 di García Coll e collaboratori è delineato un modello concettuale per lo studio dello sviluppo dei giovani di colore negli USA osservandone il processo evolutivo in relazione alla classe sociale, alla cultura, alla provenienza etnica ed alla razza. In tal modo è stato costruito l’Integrative Model of Child Development, collegato alla teoria della stratificazione sociale, al fine di puntare l’attenzione sui risvolti e sugli effetti del razzismo, del pregiudizio, della discriminazione, dell’oppressione e della segregazione sullo sviluppo delle famiglie e dei giovani appartenenti alle minoranze. Dato che il modello è strettamente legato al problema dello sviluppo delle capacità e delle competenze nei giovani, si può comprendere l’interesse di questa trattazione in relazione al mondo del lavoro (e dell’educazione in senso generale) e al problema dello sviluppo di generazioni lavorativamente “sane” e, quindi, impiegabili, in contesti come quello italiano dove l’accoglienza e l’inclusione attiva delle minoranze sono tutt’altro che scontate.

Il tema è posizionato in ottica socio-culturale e storica all’interno dei dieci contributi che sono raccolti nel numero speciale della rivista, considerando gli sviluppi più recenti delle ricerche sull’argomento e la conseguente necessità di ripensare e sviluppare il modello di base (l’Integrative Model) al fine di renderlo più adatto ed applicabile alle attuali circostanze. Inoltre, le differenti forme di marginalizzazione portano gli studiosi ad andare oltre le immagini stereotipiche sulle minoranze che tendono a sottolineare le debolezze e il fattore dell’inferiorità di tali gruppi, procedendo invece verso l’analisi dello sviluppo delle “competenze” (qui intese in senso molto ampio, comprese ad esempio le competenze linguistiche). Ma, insieme a tali considerazioni, ciò che emerge costantemente è costituito dalle molteplici forme di “danneggiamento”, se così si può dire, che induce la marginalizzazione soprattutto se indirizzata verso le fasce più giovani dei nuclei familiari e dei gruppi (non va dimenticato che numerosi soggetti giungono in altre nazioni del tutto privi del sostegno parentale o genitoriale). La domanda che si sviluppa ruota quindi intorno alle modalità di realizzazione di un intervento che possa enfatizzare i punti di forza e la resilienza di tali persone e/o comunità, sviluppando le potenziali opportunità di integrazione e di avviamento sociale e lavorativo.

Andrea Castiello d’Antonio