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Psicoterapia

La psicoterapia nasce con l’opera di Sigmund Freud e si fonda sul principio che il malessere psicologico è qualcosa di reale, distinto dal malessere fisico, e deve essere preso in considerazione nell’ambito di una relazione terapeutica in cui la persona che si trova in difficoltà sia ascoltata e considerata in tutta la sua umanità e complessità di vita.

Prima di Freud le persone isteriche erano scambiate per matte o indiavolate, i nevrotici trattati con pratiche che oggi considereremmo quasi esoteriche, e i folli rinchiusi nei manicomi, legati ai letti e trattati come criminali. Persino i soldati che nel corso della prima guerra mondiale presentavano gli shock mentali da esplosione – Shell Shock – erano spesso visti dagli psichiatri come dei simulatori e dei codardi…

E’ nel momento in cui dà la parola al soggetto sofferente, lo si ascolta e si prendono sul serio i suoi “strani” sintomi, che si supera l’idea che la persona sia semplicemente affetta da “nervosismo”. Ma ancora oggi troppo spesso chi sta psicologicamente male si sente semplicisticamente dire “Sei stressato!”, come se questa pseudo-etichetta risolvesse qualcosa…

La psicoterapia è dunque la cura di problemi psicologici con la parola, nell’ambito di un rapporto, per mezzo di tecniche che sono molto diverse tra loro e con procedimenti terapeutici altrettanto differenti. Se, un secolo fa, l’unica forma valida di psicoterapia era rappresentata dalla psicoanalisi, oggi non solo si deve parlare di tante diverse forme di psicoanalisi, ma queste stesse forme sono comprese nel contesto ancora più vasto delle psicoterapie. 

E’ dunque necessario rendersi conto che esiste una realtà interna – psiche, mente, anima – che può “ammalarsi” nel senso di creare sofferenza, disagio, problemi sia alla persona stessa, sia a coloro che vivono con lui e intorno a lui. Tale manifestazione di sofferenza psicologica si sviluppa il più delle volte senza una causa o con-causa fisica, e dunque va trattata con mezzi psichici.


Psicologo, psichiatra, psicoterapeuta, psicoanalista

Si fa spesso confusione di fronte a definizioni che ai non esperti possono sembrare sinonimi o rappresentare professionisti che provengono da mondi del tutto diversi.

Prima di tutto, in Italia vi sono due Facoltà universitarie che preparano i professionisti e sono le Facoltà di Psicologia e di Medicina. A parte casi particolari, lo psicologo non è medico, e lo psichiatra è sempre un medico specializzato in psichiatria. Entrambi possono diventare psicoterapeuti se seguono dei percorsi ufficialmente riconosciuti di almeno 4 anni di tempo e vengono infine abilitati alla professione di psicoterapeuta da parte delle scuole private o universitarie di psicoterapia.
Quindi sia lo psicologo sia il medico non possono esercitare la psicoterapia se non hanno conseguito l’abilitazione necessaria.
Negli albi professionali degli Psicologi e negli albi professionali dei Medici e Odontoiatri si possono consultare quali sono gli psicologi e i medici abilitati alla psicoterapia.

Lo psicoanalista può essere sia medico, sia psicologo; egli ha seguito un iter identico a quello sopra descritto all’interno di una delle scuole-istituti di psicoanalisi che – come tutte le altre scuole di psicoterapia – sono stati riconosciuti e convalidati a livello statale per effettuare la formazione clinica e rilasciare le certificazioni.

Dunque per scegliere lo psicoterapeuta la prima cosa da fare è accertarsi che abbia la qualifica professionale. Il secondo passo può essere quello di indirizzarsi verso un laureato in psicologia o in medicina, e un terzo step può condurre l’aspirante paziente a considerare la scuola, e quindi il tipo di formazione, che ha seguito il professionista. Oltre alla formazione di base vi è poi da considerare la formazione specialistica: ad esempio, uno psicoterapeuta – psicologo o medico – può essersi specializzato nel trattare disturbi dell’alimentazione, dipendenze, problematiche familiari o di lavoro. Sesso, età, qualifiche professionali, scientifiche ed accademiche possono rappresentare ulteriori elementi di scelta, così come la collocazione geografica dello studio del professionista e l’onorario richiesto.


Psicoterapia: il paziente

Il cosiddetto “paziente” è una persona e come ogni persona non deve essere posto in una situazione di sudditanza rispetto allo psicoterapeuta.

Paziente e psicoterapeuta svolgono un percorso insieme e hanno degli obiettivi in comune, in certo senso alleandosi allo scopo di capire e superare i problemi che chi cerca aiuta manifesta ed esprime.

Il paziente dovrebbe sentirsi libero di scegliere il proprio psicoterapeuta, di chiedere tutto ciò che vuole senza timore e di interrompere la terapia se sente che non riesce a fidarsi del clinico o che non si instaura una relazione che davvero lo aiuta nei suoi problemi. D’altro canto il paziente dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare veramente ciò che gli viene detto proprio perché si è rivolto a una persona che – in linea di principio – ne sa più di lui sulle questioni del disagio mentale e psicologico.

Non ci si deve sentire sminuiti, né strani, problematici o addirittura matti, se si va da uno psicoterapeuta per chiarire la propria vita e per superare certe sofferenze interiori. A dir la verità, la persona “strana” è quella che soffre ma che non fa nulla di concreto e utile per superare il proprio stato!

Da ricordare che ogni psicoterapeuta è stato, almeno una volta nella sua vita, un paziente, perché per legge ha dovuto svolgere una psicoterapia su se stesso al fine di liberarsi dei problemi psicologici che avrebbero potuto interferire con la cura degli altri.


Perchè la psicoterapia?

psicoterapiaOccuparsi di se stessi – seriamente! – almeno una volta nella propria vita, soprattutto quando si hanno problemi relazionali, di lavoro, di rapporti sentimentali e familiari, o si sentono emozioni negative come l’angoscia, l’apprensione, la depressione, l’impulsività, è una scelta saggia, per non dire che dovrebbe essere una scelta obbligata! Obbligata per il benessere della persona, e perché se certi disagi psicologici non si affrontano c’è il rischio di trascinarseli per tutta la vita, ma anche di gettarli sulle spalle di coloro che ci stanno vicini. 

La psicoterapia è la risposta naturale e logica quando si avvertono problemi, sofferenze, disagi interiori che non si capisce da dove vengono oppure, anche se razionalmente si individua un legame con eventi del passato, non scompaiono. Anche molte situazioni di sofferenza fisica – malattie, traumi, e tutto ciò che va sotto il nome di Psicosomatica – trova giovamento nel dialogo con uno psicoterapeuta esperto e qualificato. 
Non si deve vedere la psicoterapia come opposta e in alternativa alla terapia farmacologica. Al contrario, in certe situazioni alla psicoterapia è bene accompagnare un supporto farmacologico per aiutare rapidamente la persona a uscire fuori dalla situazione di sofferenza.


Paura della psicoterapia?

Molte persone temono la psicoterapia e la evitano, talvolta rinunciando a questa forma di aiuto per la loro vita intera. Mentre verso il medico non si hanno pregiudizi o marcati sospetti, verso lo psicologo è ancora presente una visione fumosa, incerta, timorosa. In sostanza, non ci si fida, e anche quando si va dallo psicoterapeuta spesso non lo si dice a nessuno per timore di essere considerati “strani”.

Alla base vi è il timore di affidarsi a qualcuno che non si sa bene cosa ci farà e in quale modo potrà incidere sulle nostre vite. Ecco, allora, le giustificazioni per evitare l’inizio della psicoterapia: Non ho tempo, costa troppo, aspetto ancora un po’, inizierò dopo le ferie, non so da chi andare, non so come scegliere una terapia o un’altra, fino ad arrivare a “curarsi” con gli psicofarmaci. E, infatti, in Italia un forte disagio psicologico che si può manifestare sotto forma di ansia o stress spesso è trattato dai medici di base con gli ansiolitici! Ma l’Italia è anche il paese in cui il volume di attività di maghi, cartomanti e simili è superiore a quello degli psicoterapeuti…

Sulla paura di iniziare la psicoterapia consiglio di leggere i miei articoli:


Quali sono i disturbi più frequenti che richiedono un aiuto psicologico? 

  • Apprensione costante, ansia, e stati di angoscia acuta (oggi denominati attacchi di panico);
  • malinconia persistente e depressione profonda, limitata voglia di vivere;
  • fobie situazionali, come paura di prendere l'aereo, della folla, di esporsi in pubblico;
  • fobie specifiche, come terrore degli animali, dell’altezza, dei tuoni;
  • ossessioni rappresentate dal dover compiere molte volte azioni semplici come controllare la chiusura della porta di casa, del gas;
  • insoddisfazione esistenziale, "non sapere cosa fare", blocco vitale e nelle scelte;
  • difficoltà nelle relazioni interpersonali, sentimentali e coniugali; 
  • impulsività e incapacità di frenare azioni aggressive o piccoli furti
  • difficoltà nel lavoro e nelle relazioni con superiori e colleghi.

A volte l'unica risposta a queste situazione è assumere psicofarmaci, che possono certo aiutare, ma non risolvono il cuore dei problemi. Altre volte si decide di “cambiare” (lavoro, partner, città, o altro) sperando che un cambiamento esterno risolva il problema interiore.
Molti temono le psicoterapie, per la durata temporale, il costo e per la paura di diventare dipendenti dal terapeuta. E' dunque normale e umano avvicinarsi all'idea della psicoterapia con dubbi e timori.