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Criminology on Trump
Questo intrigante libro di Gregg Barak esce nell’ambito della collana Crimes of the Powerful che ha visto la luce nel febbraio del 2017 con un altro lavoro di Barak: Unchecked Corporate Power. Why the Crimes of Multinational Corporations are Routinized Away and what we can do about it.
Può sembrare strano che un lavoro che ha come oggetto Donald J. Trump sia inserito in una collana che tratta di crimini e criminologia ma, come si legge nel sito web dell’editore Routledge, sono proprio le parole della presentazione della collana che chiariscono il quadro: “i crimini del potere comprendono i comportamenti dannosi, lesivi e di vittimizzazione perpetrati privatamente o pubblicamente da imprese, società e organizzazioni, nonché le risposte di tipo amministrativo, giuridico e politico mediate dallo Stato a questi stessi crimini”. Inoltre, l’autore, Gregg Barak, non è nuovo ad indagini di questo genere: professore emerito di Criminology and Criminal Justice presso la Eastern Michigan University, Barak è uno studioso famoso nel campo, essendosi occupato di giustizia, diritti umani, violenza, media e homelessness, oltre ad aver cofondato il Journal of White Collar and Corporate Crime, di cui è editor per il Nord America.
Il libro scritto da Gregg Barak si può leggere secondo diverse ottiche, e non solo quella criminologica: infatti, vi si possono scovare approfondimenti di genere antropologico, culturale, storico, sociale, psicologico, politico e organizzativo, compresi spunti sugli stili di leadership, sul ruolo del capo e dei suoi followers, sulla gestione del potere e del comando. Un grande affresco in cui Trump (DJT), fin dai tempi in cui era Young Donny e non ancora The Donald, emerge nelle sue mille facce di businessman, imprenditore, amico o contiguo ad ambienti poco raccomandabili, politico e infine presidente degli USA. Muovendosi, fin dall’inizio – come del resto testimonia anche il film-documentario The Apprentice – ai margini della legalità, sfidando leggi, regolamenti, norme e consuetudini, frantumando di volta in volta le situazioni in cui entra a muso duro, DJT viene trattato, tutto sommato, in modo abbastanza soft, in un contesto che ha paradossalmente agevolato le sue azioni e non represso le sue pratiche borderline o decisamente out of law.
Si seguono così le gesta di DJT (coautore del libro Think Big and Kick Ass: In Business and in Life. Harper Collins, 2007) della sua famiglia e della Trump Organization lungo gli anni, collocando ciò che è accaduto nel contesto culturale e storico nordamericano, non trascurando la figura opaca del consigliere e mentore di Trump, l’avvocato Roy Marcus Cohn, che fu il suo consulente legale dal 1973 al 1985 (dopo essere stato radiato dall’ordine degli avvocati nel 1986, è deceduto per le conseguenze dell’AIDS).
Emergono le frodi fiscali, la corruzione, l’abuso di potere, la manipolazione dei fatti e la loro falsificazione, nel contesto di comportamenti devianti e dichiarazioni come quella molto nota: “Potrei stare nel centro della Quinta Strada, sparare a qualcuno e non perderei neanche un voto!” (23 gennaio 2016).
Il libro è suddiviso in tre parti e otto capitoli (a cui seguono A Trump Bibliography e i due indici, per argomenti e per nomi), proponendo un’analisi cronologica dei fatti prima, durante e dopo la sua (prima) presidenza, inclusa l’insurrezione del 6 gennaio 2021. Ma è importante notare che Gregg Barak non sposa l’idea di un DJT mentalmente insano, da inquadrare nel DSM-5, optando invece per un profilo che ha caratteristiche come le seguenti: “Donald è sempre stato bipolare, irrazionale, paranoide, narcisistico e sociopatico. Ciò non significa che egli è mentalmente malato, che non ha cognizione del reato, o che sia matto nel comune senso della parola” (p. 262). In ogni caso, sarebbe sufficiente scorrere una lista (incomplete) dei nomignoli affibbiati a DJT per nutrire seri dubbi sul livello di sanità mentale di questa persona: Racketeer-in-Chief, Teflon Don, Mobster-in-Chief, Outlaw-in-Chief, Boss Trump, Projector-in-Chief, Plaintiff-in-Chief, Manipulator-in-Chief, Corrupter-in-Chief, Anarchist-in-Chief, Toddler-in-Chief.
Criminology on Trump presenta al lettore innumerevoli spunti di riflessione, al di là di DJT, su come può essere gestito il potere e l’autorità del ruolo, su come può essere amministrato il bene pubblico e la cosa pubblica, sulla incredibile facilità con la quale criminali dai colletti bianchi possono rimanere impuniti, ma possono essere anche ammirati e presi a modello da altre persone. Ci si deve, allora, chiedere come mai e quali sistemi sociali, in democrazia, possono permettere l’ascesa di figure come quella di DJT, confermando addirittura per due volte la preferenza verso questa persona come presidente degli Stati Uniti d’America, quella che (una volta?) si considerava la più grande democrazia al mondo.
E, infatti, su DJT sono già state pubblicate diverse analisi psichiatriche e psicoanalitiche. Basti qui ricordare il bel saggio a cura di Bandy X. Lee (che ho recensito in Psicoterapia e Scienze Umane (numero 2, vol. 52, 2018, pp. 324-327) The Dangerous Case of Donald Trump: 27 Psychiatrists and Mental Health Experts Assess a President (Thomas Dunne Books, New York, 2017), e quello a firma di Allen Frances, uscito sempre nel 2017 e tradotto in italiano con il titolo L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (Bollati Boringhieri, Torino, 2018), ma ciò che rende unico questo lavoro accuratissimo e documentatissimo di Gregg Barak (arricchito da un imponente apparato di note alla fine di ogni capitolo) è la sua specifica prospettiva che ne fa, in sostanza, una vera e propria biografia criminologica.
In chiusura credo che valga la pena far notare una differenza notevole. Su DJT sono stati scritti numerosi saggi e articoli di aspra critica, molti dei quali a firma di cittadini statunitensi. Non si può dire lo stesso circa Vladimir Putin, il nuovo zar della Russia, sul quale esiste una letteratura assai meno vasta e, soprattutto, praticamente mai firmata da autori russi, in specie se residenti sul suolo russo. Una differenza che denota la libertà di espressione che, ancor oggi, esiste in Nordamerica, pur se tra mille difficoltà non a caso create proprio da The Donald e dal suo staff.
A integrazione di questo testo si suggerisce la consultazione del nuovo libro di Gregg Barak, Indicting the 45th President Boss Trump, the GOP, and what we can do about the Threat to American Democracy (Routledge, 2024).
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata nel numero 118 – Dicembre 2025, della rivista online Qi – Questioni e Idee in Psicologia