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The cross-cultural coaching kaleidoscope

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Titolo: 

The cross-cultural coaching kaleidoscope

Autori: 
Jennifer Plaister-Ten
Casa editrice: 
Karnac, 2016, Pp.XVI+166 £ 27.99 (paperback)

Questo libro fa parte de The Professional Coaching Series diretta da David A. Lane, una serie molto nota nel campo del coaching in cui, ad esempio, è stato pubblicato il testo di Sarah Corrie The Art of Inspired Living: Coach Yourself with Positive Psychology (Karnac, 2009) uno dei più significativi scritti che hanno organicamente trattato il coaching in connessione alla psicologia positiva.

L’autrice ha un’ampia esperienza di coaching e consulenza manageriale, avendo lavorato per multinazionali come Compaq/HP ed avendo vissuto e lavorato in diverse aree del mondo. Ed è proprio su questa base di esperienze personali e professionali che Jennifer Plaister-Ten propone al lettore un’ampia riflessione sul ruolo del coach e sulle prospettive del coaching viste in una dimensione multiculturale. Si tratta, dunque, di un testo originale, intrigante, ben calibrato nel bilanciamento tra analisi, riflessioni, richiami alla letteratura e presa diretta sui casi concreti esplorati e sulle indagini effettuate.

Sono diverse le linee teoriche che percorrono il libro. Vi è la dimensione sistemica, senza la quale non sarebbe possibile nemmeno avvicinarsi alla eterogeneità che il mondo di oggi presenta; vi è la dimensione del costruttivismo, che dona alla realtà umana individuale quel substrato sociale e culturale senza il quale sarebbe difficile capire le persone che sono, semplicemente, diverse da noi stessi; vi è la prospettiva dei sistemi aperti, interattivi ed adattativi, calati in un mondo ove il paradigma della complessità è divenuto una cifra di base; vi è, infine, la spinta a rendersi responsabili del proprio agire professionale nella dimensione del rispetto e della comprensione dell’altro, sia esso il nostro cliente, il partecipante a una sessione di formazione in gruppo, il coachee. E non a caso il libro si rivolge non solo al coach ma anche al formatore, all’educatore, e al leader, cioè a figure che hanno la responsabilità, prima di ogni altra cosa, di capire gli altri.

Da un altro punto di vista l’intero testo cerca di rispondere alla domanda: Cosa accade quando si cerca di innescare un’azione trasformativa in una persona che proviene da un contesto socio-culturale, professionale, etico ed economico diverso dal nostro? Da qui si snodano numerose altre domande, anche di taglio più pratico, alle quali l’autrice offre delle risposte, utilizzando quel mix di riflessione teorica, analisi culturale, dati di ricerca ed esperienza professionale che rendono giustizia alla diversità culturale prima ancora che manageriale o professionale dalla quale provengono le persone, siano esse coach o coachee.

Ridurre il coaching – ma anche la leadership e i suoi stili – a meri set di competenze tecniche da apprendere ed applicare è qualcosa di completamente estraneo a questo lavoro di Jennifer Plaister-Ten, e il modello multi-lenti, caleidoscopico, al quale l’autrice fa riferimento illustra bene questo punto di vista – al proposito, vedi Jennifer Plaister-Ten (2013), “Raising Culturally-derived awareness and building culturally-appropriate responsability: The development of Cross-Cultural Kaleidoscope”. International Journal of Evidence Based Coaching and Mentoring, Special Issue, 11, 53-69.

Lavorare psicologicamente e professionalmente nella direzione dello sviluppo delle capacità umane di leader e professional acuendo la sensibilità verso le culture, le culture organizzative e la diversità di ogni tipo e genere non è impresa facile. Giustamente l’autrice sottolinea l’esigenza di non essere autoreferenziali, ego-centrici, bloccati nel piccolo mondo antico dal quale il più delle volte ciascuno di noi proviene, evitando, ad esempio, di interfacciarsi con coachee asiatici portando dentro di sé le matrici culturali dell’Occidente. Ma ciò che, a mio avviso, più colpisce il lettore è l’anelito etico-professionale di un testo che è rivolto, anche, ma forse soprattutto, alle future generazioni, al domani del mondo, alla costruzione di un mondo migliore. Il coach dovrebbe sentire dentro di sé la responsabilità di operare per la costruzione di valori positivi, soprattutto oggi, in un momento storico in cui le divergenze religiose, politiche e razziali sembrano prendere il sopravvento sull’identità di base dell’essere umano.