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DEDICATED TO THE SOUL
THE WRITINGS AND DRAWINGS OF EMMA JUNG
Il volume di cui il lettore legge in queste righe rappresenta una inaspettata e piacevolissima sorpresa nel panorama della storia della psicoanalisi e della psicologia analitica, segnando anche un punto a favore rispetto al recupero di due grandi dimensioni, per così dire, che ruotano intorno ai temi della psiche: la dimensione del femminile, rappresentata dalle donne che hanno contribuito nel mondo a costruire la psicologia e la psichiatria dinamiche, e la dimensione dei partner – se mi è concesso indicarla in tal modo – cioè delle compagne (il più delle volte) o dei compagni di eminenti figure professionali, scientifiche, accademiche, organizzative del mondo Psy.
In particolare, questo volume contribuisce a ridimensionare le narrazioni dominanti al maschile e si inserisce nel filone dei saggi che sottolineano il contributo delle donne nella storia del pensiero occidentale.
Così, per fare un solo esempio, è stata recuperata la figura di Vanda Shrenger della (moglie dello psicoanalista Edoardo Weiss) con la ricerca condotta dalla storica della psicoanalisi Rita Corsa in Vanda Shrenger Weiss. La prima psicoanalista italiana. La psicoanalisi a Roma in epoca fascista (Alpes, Roma, 2017).
Per quanto riguarda poi Emma Rauschenbach Jung voglio inizialmente ricordare la pubblicazione recente di Amore e sacrificio. La vita di Emma Jung, a firma di Imelda Gaudissart (Armando Dadò, Locarno, 2018) – qui la recensione https://www.psychiatryonline.it/recensioni-librarie/amore-e-sacrificio-la-vita-di-emma-jung-una-recensione/
I due libri di Emma Jung che sono stati tradotti in italiano hanno avuto una storia peculiare.
Animus e Anima (tr. it.: Boringhieri, Torino, 1992) è apparso per la prima volta come libro (i contenuti erano stati anticipati fin dagli anni Trenta e Cinquanta, rispettivamente inerenti la prima e la seconda parte del testo), nel 1957 in inglese (Animus and Anima: Two Essays), mentre l’edizione tedesca comparirà solo dieci anni più tardi.
Die Gralslegende – nuova edizione italiana del 2025: Psicologia del Graal (Mimesis, Milano) – fu pubblicato postumo nel 1960 per merito di Marie-Louise von Franz (edizione inglese del 1970). L’infinita ricerca che Emma Jung portò avanti sul tema del Graal permea di sé anche le pagine del libro di cui stiamo parlando in questa recensione.
Tengo anche a segnalare un testo poco noto, quello a firma della psicologa analista Nadia Neri, Oltre l'ombra. Donne intorno a Jung (Borla, Roma, 1995) – vedi la recensione di Giovanna Ambrosio in Journal of the American Psychoanalytic Association, 47, 3, 977-981, 1999.
Tornando al magnifico volume a cura di Ann Conrad Lammers, Thomas Fischer, Medea Hoch, costituito da un insieme multicolore di diari, appunti, poesie, resoconti di sogni, disegni, dipinti, relazioni tenute alle conferenze e riflessioni personali, si rimane impressionati dalla cura redazionale e dalla composizione grafica e visiva del testo.
La struttura del testo si apre con una lista delle illustrazioni, la prefazione e la nota editoriale a firma di Thomas Fischer e Ann Conrad Lammers (utile al fine di comprendere la genesi del lavoro) e i riconoscimenti.
Con la sezione Introductory Essays si entra in un mondo che appassionerà lo storico della psicoanalisi dato che qui si ripercorrono le tappe principali della vita e dell’opera di Emma Jung nel contesto dello sviluppo della psicologia analitica e del pensiero del marito.
Nel grande panorama della psicologia analitica popolato dall’inconscio individuale e collettivo, dagli archetipi, dall’animus e dall’anima, la figura di Emma Jung emerge gradualmente, soprattutto dal momento in cui la coppia si trasferisce a vivere presso il Burghölzli, nell’autunno del 1904, sotto l’attenta direzione di Eugen Bleuler il quale stava creando la scuola di Zurigo, in cui “medici e pazienti formavano una ‘comunità terapeutica’ che vedeva se stessa come un microcosmo di una ideale società organizzata” (p. 31). Due anni dopo, nel 1906, Carl Gustav Jung entrò in contatto diretto con Sigmund Freud.
Da qui in avanti il testo si sviluppa presentando i contributi di Emma Jung.
Nel primo capitolo sono racchiusi quattro contributi – segnalo, in specie, il saggio On Guilt, del 1916 – nel secondo sono raccolti pensieri e riflessioni e così via, fino ai capitoli maggiori, molto ricchi di materiali, in cui si leggono le poesie, i sogni e le fantasie.
L’ultimo capitolo, il settimo, reca il titolo The System: A Cosmology.
Seguono, oltre alla Bibliografia e all’Indice, due Appendici (la seconda è un’utilissima ricostruzione delle principali date nella vita di Emma Rauschenbach Jung, nata a Schaffhausen il 30 marzo 1882 e morta a Zurigo il 27 novembre del 1955).
Cosa comunica al lettore questo volume di grandi dimensioni, riccamente illustrato (oltre centosettanta immagini) in cui si mescolano parole e disegni, immagini e poesie, sogni e intuizioni, teoria e testimonianza, introspezione e ampie visioni, scritti scientifici e riflessioni personali e autobiografiche?
È la voce e la personalità di Emma Jung che emerge in tutta la sua poliedricità, la sua capacità di assimilare, vivere e rielaborare le idee di Carl Gustav sulla base di un talento creativo originale, partecipato soggettivamente. Un’esperienza vissuta, proiettata verso la propria individuazione che è intellettuale, emotiva, evocativa, simbolica e mitica insieme.
Considerato che non si tratta di un testo facile da accogliere e assimilare, i saggi introduttivi a firma dei curatori rappresentano un supporto imprescindibile – oltre ad essere di grande interesse in sé stessi – e si integrano con le notizie biografiche collocate alla fine del volume.
Nell’insieme questi materiali consentono di contestualizzare la figura di Emma Jung e il suo peculiare approccio alla psicologia analitica – ad esempio, l’uso della produzione artistica come modalità di conoscenza e di espressione di sé – posizionando la ricerca in prospettiva storica ed evidenziandone anche l’attualità. Da un altro punto di vista le ricerche e gli studi che hanno come soggetto Emma Jung integrano quella dimensione delle amanti, collaboratrici, discepole e colleghe di Carl Jung tra le quali spiccano i nomi di Sabina Spielrein e Antonia Anna (Toni) Wolff. Una dimensione, si potrebbe dire, che è stata progressivamente sospinta ad uscire da un cono d’ombra.
Del resto, qualcosa di molto simile si è verificato sull’altra sponda, quella dell’associazione freudiana (v. Lisa Appignanesi, John Forrester, Sigmund Freud e le sue donne. 1992/2004. Tr. it.: La Tartaruga, Milano, 2007) come ha anche sottolineato Élisabeth Roudinesco nel suo Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro (2014. tr. it.: Einaudi, Torino, 2015).
Da segnalare, infine, la pubblicazione a cura di Sonu Shamdasani della raccolta integrale delle interviste intercorse tra Jung e Aniela Jaffé: Jung's Life and Work: Interviews for Memories, Dreams, Reflections with Aniela Jaffé (Princeton University Press, 2025).
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata in PSYCHIATRY ON LINE – ITALIA il 29 Dicembre 2025