CONTATTAMI

Per appuntamento

La seduta può essere svolta presso il mio studio oppure online tramite videochiamata.

* campo obbligatorio

CAPTCHA
Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.

A GUIDE TO THIRD GENERATION COACHING.

Titolo: 

A GUIDE TO THIRD GENERATION COACHING.

Autori: 
Reinhard Stelter
Casa editrice: 
Springer, 2013. Pp. XVIII + 250. Euro 34.95 (Hardback)

L’autore è professore universitario, ricercatore e professionista molto noto nell’ambito del coaching europeo e, in specie, del coaching psicologico. Con un’ampia esperienza maturata in ambiti internazionali e nell’area del coaching applicato alle discipline sportive, Stelter ha al suo attivo un libro sul coaching scritto in danese, uscito nel marzo 2002, che tra Danimarca e Svezia ha venduto oltre 25.000 copie. Ciò può dare l’idea dell’impatto delle riflessioni di Stelter già nei primi anni del Duemila, riflessioni che sono proseguite nel tempo fino a dare vita a questo libro, interamente nuovo e senz’altro originale, pubblicato questa volta in lingua inglese e quindi accessibile all’intera comunità degli esperti.

Alla domanda sull’essenza del coaching l’autore risponde presentando le due metafore del coaching come un viaggio e come una narrazione. Tali due metafore introducono molto bene il volume che non è un “manuale pratico” di coaching ed, anzi, impegna il lettore in una lettura attenta e in riflessioni accurate, stante la vastità dei riferimenti concettuali che l’autore propone (riferimenti che spaziano ben oltre le discipline manageriale e la psicologia delle organizzazioni, toccando l’antropologia, la sociologia e la filosofia).

La visione che propugna Stelter è quella di un coaching “democratico”, in cui non vi è la classica figura dell’esperto che tutto sa, in cui le domande sono più importanti dei consigli e delle risposte, in cui la responsabilità del buon esito del percorso di coaching grava sulle spalle di entrambi i partecipanti. “Io vedo il coaching come un’area interdisciplinare caratterizzata da numerosi domini di conoscenza che sono in parte determinati dai contesti di lavoro e dal coach, o cliente, nel corso del dialogo” (p. 178). Il coaching è così descritto come una conversazione in sviluppo, un dialogo che crea uno spazio in cui il coachee può immergersi al fine di vedere se stesso e l’ambiente intorno a lui con occhi nuovi, riflettendo e “costruendo” il proprio futuro.

Le basi concettuali che fondano tale visione del coaching sono tratte dalla fenomenologia, dall’esistenzialismo, dal costruttivismo, dall’ottica narrativa e dalla visione di ciò che potremmo definire “dialogo in collaborazione” tra coach e coachee. Mentre la prima e la seconda generazione di coaching manteneva un divario tra coach e coachee, con la terza generazione si sottolinea l’incontro tra due persone, il discorso generativo e genuino, la figura del coach come un testimone privilegiato dello sviluppo del coachee, e come un co-creatore della realtà. Le nuove idee e le conoscenze scaturiscono così nello spazio riflessivo di confronto e conversazione situato “tra” i due partecipanti e non a caso l’autore richiama filoni e scuole quali la mentalizzazione, la psicologia positiva e la mindfulness, come spunti di supporto e di integrazione al coaching narrativo. Sono altresì sottolineati i punti di vista ermeneutico, relazionale, e il contingency approach, senza dimenticare di delineare i momenti di relazione e collegamento tra coaching, counseling e psicoterapia.

La struttura del libro prevede uno spazio introduttivo in cui sono richiamate le grandi tradizioni del coaching e sono specificate le cosiddette tre generazioni, avvertendo il lettore che questa terza generazione è, tutt’ora, “in costruzione” ed è in un permanente processo di sviluppo. Il secondo capitolo colloca il coaching nell’era post-moderna e ne evidenzia le numerose radici teoriche, per poi definirne i modelli di intervento (terzo capitolo). Qui emergono con precisione l’idea e la proposta di Stelter, e prende forma la configurazione complessa della “terza generazione”. Il quarto capitolo presenta il coaching narrativo e co-creato applicato nel concreto, tematica integrata, nel capitolo successivo, dall’esposizione di diversi casi di studio tratti dalla pratica professionale dell’autore. Il sesto capitolo propone un’analisi critica del concetto di “evidenza” (vedi l’idea della evidence-based in medicina e in psicologia), proponendo al lettore una riflessione che fa da specchio ad analoghe considerazioni tratte dall’esperienza di quattro coach che sono stati intervistati sul loro modo di realizzare il coaching (capitolo settimo). Infine, l’ultimo capitolo propone una sintesi del framework concettuale elaborato da Stelter, sottolineando l’ambizione dell’autore di sollecitare nei lettori la dimensione del “professionista riflessivo”.

Aggiungo, infine, di aver avuto l’opportunità di conoscere personalmente Reinhard Stelter in occasione di un congresso internazionale e di parlare con lui di numerose questioni scientifiche e professionali che ruotano intorno al coaching, trovando nel mio interlocutore una persona non solo molto preparata (e non limitatamente al coaching) ma anche completamente disponibile al confronto. Una persona che vive nella sua vita ciò che scrive nei libri.

 

Andrea Castiello d’Antonio