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LA FILOSOFIA DEL CANNONE

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Titolo: 

LA FILOSOFIA DEL CANNONE

Autori: 
Agostino Gemelli (a cura di Dario De Santis)
Casa editrice: 
ETS, 2018, Pp.172, Euro 16,00

Questo libro presenta due elementi di grande interesse. Il primo è rappresentato dalla cura editoriale e dallo scritto introduttivo di Dario De Santis, storico della scienza presso il “Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale – DIUM” dell’Università di Udine. Il secondo elemento è costituito dalla pubblicazione organica e in ordine cronologico di dieci saggi di Agostino Gemelli che sono stati pubblicati tra il 1915 e il 1918 sulla rivista Vita e Pensiero, la rivista culturale dell’Università Cattolica (http://rivista.vitaepensiero.it/ ).

L’Introduzione reca il titolo Gemelli e la Grande Guerra. Dalle trincee alla psicologia del soldato, ed è una magistrale sintesi del contributo che Gemelli ha offerto a diverse branche della psicologia applicata. Leggendo queste pagine si comprende l’iter formativo e culturale di Gemelli, il suo approdo alla psicologia provenendo dalla medicina (sulla base di importantissime frequentazioni di laboratori e di eminenti studiosi dell’epoca), la tensione verso la realizzazione e la volontà di essere di supporto concreto in situazioni difficili come quelle della guerra. Ecco Gemelli farsi fante di trincea al fine di comprendere al meglio lo stato psicofisico dei soldati, ed ecco l’esperienza di selezione dei pilori militari accompagnata dall’ottenimento del brevetto di volo.

Venendo ai dieci saggi di Gemelli qui ripubblicati, essi fanno parte dei ben centotredici contributi che Gemelli scrisse nel corso della Grande guerra (si tratta di scritti di genere diverso che vanno da brevi segnalazioni e riflessioni a commenti su altri saggi ed autori). Come recita il sottotitolo del libro (e altri scritti di “psicologia del soldato”) si tratta di lavori che ruotano intorno a ciò che oggi definiamo psicologia militare e che, nonostante sia trascorso ormai un secolo, appaiono non solo attuali ma anche interessanti al fine di comprendere “come” le idee sull’argomento si sono sviluppate nel corso degli ultimi cento anni.

Ad esempio, Gemelli nota il mutamento della situazione bellica nel momento in cui sono state sempre più introdotte “macchine da guerra” a cui l’essere umano ha dovuto in certo senso adattarsi; macchine da guerra che nella maggior parte dei casi hanno sul nemico un duplice effetto: la distruzione, ma anche (e molto importante) lo spargere il terrore. Ecco emergere il tema della salute mentale del soldato, sempre in bilico tra istinto di autoconservazione e dovere di esporsi al pericolo mortale; un argomento che da tempi lontani ad oggi non ha abbandonato il campo della psicologia militare passando attraverso varie analisi, fino a giungere all’identificazione delle nevrosi di guerra e dell’attuale sindrome dello stress post-traumatico.

Passando attraverso alcune considerazioni sulla Germania e sul suo futuro, Gemelli si sofferma poi su altri argomenti, alcuni dei quali certamente insidiosi come quello che ruota intorno alle cosiddette conseguenze benefiche della guerra (azione pacificatrice, selezione naturale) che possono invece essere correttamente apprezzate nello stimolo e nella competizione tra nazioni che si trasmette in tempo di pace su altri “fronti” (come sappiamo, anche nel campo della psicologia le esperienze belliche sono state foriere di innovazioni).

Altri tre contributi raccolti in questo volume trattano di argomenti di grande spessore: gli atti di valore, la disciplina e i fattori che conducono alla vittoria. “La guerra si vince dapprima nell’anima del soldato” (p. 95) dichiara Gemelli, per poi interrogarsi su cosa rende una persona un eroe di guerra, cosa lo spinge ad andare oltre se stesso, riflettendo su ciò che egli stesso ha potuto vedere nelle trincee e confrontando il soggetto che ha compiuto un’azione eroica con altri che, in condizioni similari, sono stati colpiti da shock. Due constatazioni in proposito emergono su altre e possono ancora oggi far riflettere: il soldato che compie l’atto eroico non ha consapevolezza di ciò che ha fatto ed è una persona normale, come tutti gli altri.

 

Andrea Castiello d’Antonio