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LA GUERRA DENTRO. GUERRA E PSICHIATRIA IN ITALIA TRA FASCISMO E RESISTENZA (1922-1945)
Con il libro che qui è presentato si chiude la trilogia che Paolo Francesco Peloso, psichiatra, criminologo clinico e storico della psichiatria, ha dedicato ad alcuni dei temi forse meno frequentati e dibattuti dalle comunità psicologico-psichiatriche italiane. Una trilogia che ha una sua storia, affondando le radici in un saggio del 2008 dal quale l’autore si è mosso per comporre uno studio che prende in esame il periodo 1815-1945 e che si conclude con un’ampia riflessione sul razzismo.
Prima di esprimere alcune riflessioni su La guerra dentro, ecco un flash sui due altri saggi che compongono l’opera in tre volumi (consultabili, naturalmente, anche singolarmente).
Si tratta di due lavori di grande spessore, ricchi di notazioni e riflessioni, il primo dei quali è La guerra fuori. Psichiatria, Risorgimento e Grande guerra (Erga, 2024) in cui da un lato si recupera la figura dell’alienista e, dall’altro, gli sviluppi legislativi di quegli anni lontani dedicati ad alcune aree critiche come l’igiene carceraria, il manicomio criminale e l’assistenza psichiatrica. Ma è il trauma della guerra che emerge da queste pagine con la forza dell’attualità, visto il tempo in cui viviamo; la scoperta, per così dire, del fenomeno shell shock con tutte le sue conseguenze – un argomento che sarà ripreso in modo approfondito in La guerra dentro.
Con La razza guerriera. Psichiatria, fascismo, eugenetica e razzismo (Erga, 2025) si esplorano le contiguità e le complicità di taluni medici psichiatri con il fascismo e con le leggi razziali ma, più in generale, si illustra il tentativo di deumanizzare l’essere umano ritenuto inferiore, come ben mostra il seguente passaggio: “non solo la sterilizzazione, ma anche la soppressione dei malati di mente ritenuti inguaribili fu discussa nel mondo come un’ipotesi concreta” (p. 67). Così realizzando una visione pseudo-scientifica basata su biologia, psicologia e, soprattutto, sulla mitologia della Nazione e della difesa della stirpe.
Venendo, ora, a La guerra dentro. Guerra e psichiatria in Italia tra Fascismo e Resistenza (1922-1945) devo dire che leggendolo mi sono tornate in mente alcune pagine di Mario Tobino in Per le antiche scale. Una storia; ma il concetto di guerra dentro (dentro la mente di ciascuno) sollecita il ricordo delle parole di Louis-Ferdinand Céline che, nel romanzo Guerra (2022; tr. it. Adelphi, Milano, 2023, p. 26) fa pronunciare a Ferdinand, il protagonista della vicenda e in qualche modo il suo alter-ego “Mi sono beccato la guerra nella testa. Ce l’ho chiusa nella testa”.
Dunque, un libro, questo di Paolo F. Peloso, caratterizzato da una scrittura precisa, densa e chiara, sorretto da una documentazione molto ampia e ben organizzata, e chiuso da una Bibliografia di grande interesse e da un utilissimo Indice dei nomi di persone e istituzioni. Strutturato in tre parti e dodici capitoli, il testo chiama il lettore ad una partecipazione immediata anche attraverso una delle prime sollecitazioni che si incontrano, quel richiamo a considerare l’altro, l’interlocutore, il prossimo, che può essere schierato su posizioni identiche, vicine, divergenti, opposte o conflittuali, ma che in ogni caso andrebbe rispettato e considerato: interrogato, nel senso di conoscerlo!
Così, evidentemente, non è stato: “particolarmente esposta a rischi di contaminazione da parte del regime è dunque la nascente psicologia” (p. 38) e qui si nominano Giulio Cesare Ferrari e Agostino Gemelli. Iniziano così ad emergere le storie dei grandi clinici, dei cattedratici, dei direttori delle riviste di psichiatria e psicologia, e del loro posizionamento rispetto al fascismo – e il lettore verrà a conoscere anche situazioni paradossali, come quella relativa alle vicende di Marco Levi Bianchini. Molto spazio è dato all’utilizzo del manicomio come strumento di repressione e contenzione del dissenso, così come molto spazio è assegnato a ripercorrere le storie personali e professionali degli psichiatri che si opposero alla dittatura (vedi soprattutto la seconda parte del testo), mentre nell’ultima sezione del libro emerge l’interessante tematica delle nevrosi di guerra, del trauma – il già citato shell shock – e delle modalità che furono proposte, ed attuate, per curare i militari (e i civili) colpiti dal trauma psicologico e psicofisico (una tematica sulla quale si espresse anche Sigmund Freud, in aspro dibattito con Julius Wagner-Jauregg, ai tempi della Grande Guerra).
Emerge così in ogni sua dimensione il tema della guerra: guerra reale, fatta di corpi, ferite, morte e armi, e guerra simbolica, interiore, mentale, una sorta di stato sospeso tra realtà e sonnambulismo. I flash dedicati a psicoanalisti come Dario de Martis e Luciana Nissim, a illustri accademici come Carlo Lorenzo Cazzullo, a figure entrate (credo) nell’immaginario professionale, come Franco Basaglia – vedi, di Paolo F. Peloso, Ritorno a Basaglia? (Erga, 2022), e Franco Basaglia, un profilo. Dalla critica dell’istituzione psichiatrica alla critica della società (Carocci, 2023) – fanno da contrappunto alla sofferenza dei traumatizzati e dei prigionieri di guerra, ma anche di tutte quelle altre persone – i cosiddetti civili – che nelle guerre sono sempre, inesorabilmente, coinvolti.
Ho trovato di particolare interesse le pagine in cui si richiama il grande dibattito tra costituzione & ambiente, tra psicologico e fisico, sullo sfondo di una storia bellica che “ritorna a rivelare la fragilità di individui per i quali la paura, la noia, lo stress protratto, il timore di non farcela diventano insensibilmente esordio della malattia” (p. 167) – v., al proposito, le intense e drammatiche pagine sull’esperienza di guerra che ci ha lasciato Wilfred Ruprecht Bion in diversi suoi scritti. Ma il testo pone davanti alla mente e al cuore del lettore una scomoda realtà. Una realtà che afferma che persino coloro che curano, e anche le strutture deputate (idealmente, almeno) a curare, possono trasformarsi: trasformarsi i primi in carnefici (morali), e le seconde in strutture di repressione!
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata nel numero 119, Febbraio 2026 di
Qi – Questioni e Idee in Psicologia (Hogrefe editore)
https://www.hogrefe.com/it/magazine/la-guerra-dentro-hbr-guide-to-navigating-the-toxic-workplace