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Sono fermamente convinto che la psicologia, in tutte le sue declinazioni, ha senso se promuove la conoscenza dell’essere umano – in ogni sua dimensione – e se risulta “utile” alla vita delle persone (dei gruppi, delle istituzioni, delle comunità).
https://www.castiellodantonio.it/la-psicologia-ha-senso-se-utile-alle-persone
Sarebbe molto bello se le quantità di denaro, tempi, risorse e intelligenze spese nelle varie attività di ricerca nell’area “PSY” servissero sempre, o tendenzialmente, a qualcosa.
Ma non (sempre) è così.
Forse raramente.
Forse quasi mai.
Troppe ricerche servono solo ai “ricercatori” per pubblicare sulle riviste “scientifiche”.
Servono a partecipare ai concorsi pseudo-pubblici della nostra sgangherata università inquinata da baronie e clientele (ambiente da cui i migliori fuggono, com’è noto da decenni).
Servono per sopravvivere secondo il totem “POP” – PUBLISH OR PERISH, pubblica sempre e comunque oppure sarai fuori dal circolo…
Ecco emergere – da tempo: non è un fenomeno di questi ultimi anni – una quantità di ricerche che sono davvero imbarazzanti per la loro totale insipienza, inutilità, superficialità.
Ciò avviene, ad esempio, nel campo degli studi sulla LEADERSHIP:
https://www.castiellodantonio.it/le-inutili-ricerche-sulla-leadership-il-modello-lmx
Nel campo della psicologia delle organizzazioni è sufficiente prendere l'esempio della TECNICA DEL COLLOQUIO INDIVIDUALE, diffusissima eppure – a detta di molti – poco attendibile, da sempre al centro di polemiche e di studi di tipo clinico, psico-sociale e sperimentale.
Esistono alcune ricerche che hanno come oggetto:
Risultati?
Incredibile ma vero: si scopre che se l’intervistatore dedica attenzione al soggetto questi parla con maggiore fluidità, ampiezza e ricchezza di contenuti.
Ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto…
Se l’intervistatore emette qualche suono ambiguo, o guarda con occhi da gufo il soggetto, allora questi si sente un pochino … “sotto osservazione” e – sorpresa! – tende a chiudersi in sé stesso…
Anche in PSICOLOGIA CLINICA abbondano ricerche irrilevanti.
Argomenti sui quali qualunque persona che abbia un'impostazione e un'esperienza professionale minimamente pensata e elaborata può dire molto di più di qualunque ricerca “sperimentale”.
Ma come è possibile parlare di ricerche sul colloquio clinico in studi sperimentali in cui il metodo impiegato prevede che lo sperimentatore-intervistatore interagisca per la durata di 3 o 5 minuti con il soggetto?
In quale situazione reale, di vita vera, si fa un colloquio di 3 o 5 minuti con una persona mentalmente sofferente?
E che dire delle ricerche condotte con soggetti-cavia che sono … gli studenti universitari del corso di laurea in psicologia?
Ma vogliamo scherzare?
Vi è molta più ricerca in un volume pressoché sconosciuto, che ho letto la prima volta decenni fa, come quello di Ludwig Eidelberg (“VOLTI E MASCHERE DELL'INCONSCIO”, del 1953) in cui negli otto capitoli che lo costituiscono sono raccontate e commentate otto sedute psicoanalitiche che rappresentano il lavoro quotidiano del clinico in un giorno qualunque della sua attività.
Infine, una nota veloce sui “moderatori”.
Cos’è un moderatore?
Dall’articolo di Baron e Kenny (1986), MEDIATORI E MODERATORI sono entrati nell’ambito della psicologia sociale e della ricerca.
Tra variabili indipendenti e variabili dipendenti si inseriscono i “moderatori”.
Non sono elementi causali, cioè non indicano relazioni causa-effetto, e sono determinati per via matematica statistica.
Nella realtà, e nelle tante pseudo-ricerche pubblicate, sono soltanto … aria fritta!
Ad esempio, in una ricerca recentemente pubblicata su una rivista “open access” (altro tema su cui ci sarebbe molto da dire!) è stato scoperto (!) che la “RESILIENZA” modera – in questo caso: aumenta – la capacità di resistere a eventi stressanti, come la perdita e il lutto, e a adattarsi a tali eventi.
Per dimostrare questo inaspettato (!) effetto del moderatore resilienza sono stati convocati soggetti sperimentali, impegnati ricercatori, applicati sofisticati SW statistici, spesi tempo e denaro…
Il grande bluff dei moderatori.
Ma la vita è un moderatore!
Il moderatore principale e fondamentale.
Cari colleghi ricercatori … Scienziati immaginari!
Queste note prendono spunto dal mio articolo “ALCUNE RIFLESSIONI SULLA RICERCA IN PSICOLOGIA” pubblicato nel “Giornale Italiano di Psicologia”, anno XII, numero 2, 1985.
I 4 paragrafi dell’articolo:
A chiusura dell’articolo del 1985:
“L'anima umana / somiglia all'acqua: / dal cielo viene / al cielo sale / e giù di nuovo / deve tornare, / vicenda Eterna”
Johann Wolfgang von Goethe: “Gesang der Geister űber den Wassern”, 1779.
Andrea Castiello d’Antonio