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LA VITA NON È UNA CORSA
Credo che soltanto leggere il titolo di questo libro possa attirare l’attenzione – e la preoccupazione – del manager super indaffarato, del professional hardworker, per non dire del dipendente da lavoro, il famoso workaholic…: “La vita non è una corsa, ma chi l’avrebbe detto?”, potrebbero pensare tra sé e sé l’uomo e la donna stravolti dagli impegni, sempre in affanno, con la to do list in mano, e il fiato sul collo di chi dice loro: “Questo dev’essere pronto per ieri!” Perché, si sa, nell’indaffarato e distressato mondo delle organizzazioni tutto è prioritario, niente è da tralasciare. Il confine va presidiato, e le battaglie devono essere vinte!
Eliana Liotta, da sempre attenta alle tematiche della salute, propone in questo testo un’ampia digressione in termini di stili di vita con il validissimo supporto di una folta schiera di medici specialisti dell’Università e dell’Ospedale San Raffaele di Milano i quali, di volta in volta, sono chiamati a testimoniare, a convalidare, a chiarire, a informare, in una parola a supportare ciò che il lettore legge in quest’opera di alta divulgazione scientifica.
Quante volte l’indaffarato Uomo dell’organizzazione trascura se stesso, “dimenticando che noi siamo del tutto dipendenti dall’ambiente e non abbiamo modo di sfuggire ai limiti della natura” (p. 122), per correre dietro a una vita in cui il tempo non è mai abbastanza e in cui tutto sembra sempre essere in ritardo sulle attese, sui planning, sulle scadenze.
“In quest’epoca trafelata fermarsi un poco appare un atto rivoluzionario” (p. 15), e così si rotola incessantemente verso il domani senza porsi altre domande. Ecco, dunque, Le quattro pause che fanno guadagnare salute e giovinezza, come recita il sottotitolo: esse sono le pause secondo natura, le pause dei pensieri lenti, le pause sentimentali e le pause non negoziabili, cioè quelle da non trascurare mai!
Sfatata l’idea che prendersi una pausa – o addirittura riposarsi… – sia equivalente a diventare un perdigiorno, un inetto e uno scansafatiche, le prime riflessioni conducono il lettore a ragionare sul concetto di tempo, considerando come il modo stesso di vivere il tempo sia cambiato così profondamente nel corso dei secoli. Ma se i ritmi della vita sono cambiati, il corpo e la mente dell’essere umano non hanno seguito la stessa evoluzione…
Ecco manifestarsi il distress in tutte le sue forme, i disequilibri ormonali, metabolici, del ritmo sonno-veglia (con la diffusione inevitabile dell’insonnia e dei problemi legati alla qualità del sonno e alla qualità dello stato di vigilanza durante la veglia) e le infiammazioni croniche che conducono spesso a gravi problemi di salute.
Come insegnano le culture orientali, sarebbe già un grande passo in avanti se si riuscisse a dare attenzione, e credito, alla qualità della respirazione; sarebbe già molto, ma non tutto. Respirare – cioè, (ri)-apprendere a respirare in modo salutare, profondo – dovrebbe accompagnarsi alla famosa triade: alimentazione, movimento fisico, e attenzione al nostro orologio biologico che, così spesso, non è contemplato dai ritmi del giorno e della notte per come essi sono vissuti, intrisi di device, sollecitazioni, chiamate ad essere attivi & produttivi h24. E, infatti, avverte l’autrice: “per quanto possiamo essere imbevuti di tecnologie e modernità, funzioniamo allo stesso modo degli antenati primitivi” (p. 57).
In queste pagine è sfatato il grande mito del multitasking, ricondotto alla reale capacità del nostro cervello e del suo funzionamento: “si è escogitato questo ammorbamento definito multitasking, un concetto che sopravvaluta le qualità umane pur di fornire l’alibi per non concentrarsi sulle persone e sui fatti. Il convincimento stolido è che l’abilità di fare più cose in contemporanea renda le giornate efficienti, l’intelligenza spiccata, l’agire pragmatico.
C’è un equivoco, però: il nostro cervello non sa fare il multitasking” (pp. 215-216). Aggiungo a queste sagge considerazioni che persino in ambito militare il multitasking (che in quegli ambienti è spesso una necessità, o un dovere) è stato posto sotto luce critica; vedi il lavoro di Loukia D. Loukopoulos, Key Dismukes e Immanuel Barshi, The Multitasking Myth. Handling Complexity in Real-world Operations (Ashgate, 2009).
Dunque, in queste pagine di Eliana Liotta si leggono numerosi warning ma altrettanti suggerimenti e consigli per riparare il male che ci facciamo da soli e vivere al meglio delle nostre possibilità.
Il che significa, ad esempio, considerare il potere curativo della luce e del buio, tenere presente alcune nozioni di base di come è fatto e come funziona il nostro cervello (ma anche la nostra respirazione, connessa al sistema cardiocircolatorio), avere idea di ciò che accade nel corpo se non si rispettano i ritmi naturalmente impostati – ad esempio, i ritmi dell’alimentazione, considerando che noi tutti “viviamo in un ambiente definito ‘obesogenico’, che genera obesità, bombardati dalla luce artificiale, in perenne carenza di sonno, sedentari, con una disponibilità di cibo incessante, un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi e zuccheri raffinati e povera di verdure” (p. 109).
Il lettore che vive la sua vita nel turbinio dell’attività professionale e aziendale sarà certamente interessato al capitolo decimo, Un lavoro su misura, ma il consiglio è quello di non limitarsi a consultare questo capitolo (che, è vero, tratta in modo diretto del lavoro) ma andare ad esplorare ogni parte di questo testo perché ogni sua parte è in qualche modo connessa con la vita di lavoro.
Il testo si chiude con un ottimo apparato di Note e una Bibliografia che indica le fonti specifiche, cioè gli articoli scientifici che sostengono e supportano le diverse aree tematiche illustrate.
Un libro sulla salute (nell’ottica One Health) e per la salute.
Da tradurre in pratica di vita!
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata sul numero 1 del 2025 della rivista HR ON LINE
https://www.aidp.it/hronline/2025/1/1/la-vita-non-e-una-corsa.php
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