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On Military Memories. L’esperienza militare in Afghanistan

Che genere di esperienza hanno vissuto i militari dislocati in Afghanistan?

A questa domanda risponde il libro scritto dal tenente colonnello della Royal Netherlands Air Force Esmeralda Kleinreesink presentando i risultati di una ricerca basata su cinquantaquattro libri (alcuni dei quali self-published) di resoconti auto-biografici di soldati sulle loro esperienze in Afghanistan. Tutte le “memorie” sono state pubblicate tra il 2001 e il 2010, e i testi sono registrati e sommariamente sintetizzati nel capitolo decimo del libro di Kleinreesink (pagine 310-327).

Queste autobiografie di guerra comprendono libri scritti in inglese, tedesco e olandese i cui autori appartengono alle seguenti cinque nazionalità: USA, Regno Unito, Canada, Germania e Paesi Bassi.

Seguendo una delle regole di fondo delle inchieste storiche, l’autrice si è posta l’obiettivo di rispondere alla domanda “chi sono” i soldati che hanno deciso di scrivere libri autobiografici sulla loro esperienza di deployment in Afghanistan, e perché lo hanno fatto. Insieme a queste due domande ci si è chiesti quali sono stati gli editori che hanno dato voce a tali narrazioni e, infine, ma non per ultimo, “che cosa” hanno raccontato gli autori.

Il testo è suddiviso in due grandi sezioni delle quali la prima imposta il tema (il titolo è, appunto, Setting the Stage), mentre la seconda espone i risultati. Tutto il libro è permeato da tabelle e grafici che aiutano il lettore a visualizzare la banca-dati e i suoi specifici settori al fine di poter ragionare in modo autonomo sui dati grezzi oltre che apprezzare le elaborazioni proposte dall’autrice.

Il secondo capitolo entra nel merito della metodologia, illustrando ad esempio il diverso peso che nei libri è assegnato ad offrire un resoconto “veritiero”, quindi basato su fatti accaduti, o narrare le proprie personali emozioni e/o percezioni rispetto a ciò che è stato sperimentato.

Nelle storytelling emergono poi, a volte solo implicitamente, i motivi che hanno spinto ciascun soldato a narrare la propria esperienza, motivi che sono distinguibili in: tentativi di auto-terapia, lasciare una testimonianza di se stessi e dei propri compagni d’arme, offrire materiali agli storici, descrivere situazioni controverse, non far dimenticare, descrivere ai propri amici e/o familiari l’esperienza vissuta, giustificare il proprio operato, accusare, testimoniare l’onore della propria missione, educare il pubblico, e attivare dibattiti. Ma, fondamentalmente, “i militari che scrivono lo hanno fatto perché vogliono essere ascoltati. Vogliono raccontare la loro storia, unica e speciale, ma fanno ciò all’interno del contesto della cultura del loro paese sulla guerra, e della più ampia attitudine mondale verso la guerra. Tutti i veterani desiderano il riconoscimento” (p. 309) e scrivere un libro di memorie è forse uno dei modi migliori per sollecitare la considerazione altrui.

Il capitolo quarto fa da ponte tra la prima e la seconda sezione, essendo dedicato alla ricostruzione della missione in Afghanistan. Qui è evidenziato fino a che punto gli alleati NATO siano stati differenti tra loro sia nel contribuire alla missione, sia nel resocontare ciò che è accaduto nel corso dei dieci anni considerati dalla ricerca.

Nel complesso, è come se si costruisse una rappresentazione sociale e diffusa di una realtà, una realtà che è stata vissuta naturalmente da tanti punti di vista diversi quanti sono i narratori, ma che ha un confine spazio-temporale e situazionale ben preciso.

Esmeralda Kleinreesink (nata nel 1973) lavora presso l'accademia di difesa olandese come assistente professore in economia della difesa. ha dato alle stampe nel 2012 il suo personale resoconto autobiografico: Officer in Afgahnistan (pubblicato in olandese dalla casa editrice Meulenhoff). fino ad oggi mancava una ricerca che potesse fare luce su almeno un blocco definito di resoconti autobiografici e questo libro rappresenta sicuramente un primo, importante passo nella direzione di realizzare un’analisi globale delle military memories: tanto più globale quanto basata sull’approccio cosiddetto mixed method, cioè sull’integrazione dell’analisi quantitativa con quella qualitativa.

 

Andrea Castiello d’Antonio

 

Vedi la mia recensione di questo libro pubblicata su RIVISTA MILITARE, numero 2-2018, p. 111. Editore Difesa Servizi SpA.

 

RIVISTA MILITARE:

http://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Pagine/2018/Rivista-Militare-n-2-2018.aspx

 

Titolo: On Military Memories: A Quantitative Comparison of International Afghanistan War Autobiographies, 2001-2010.

Autore: L.H.E. Esmeralda Kleinreesink

Casa editrice: Brill, 2017. Pp. XVI+386, Euro 145,00 (Hardback)