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LONTANO DA VIENNA
(BOSTON, LONDRA, BERLINO, EDIMBURGO)
Un viaggio nella psicoanalisi e nei suoi contesti
Credo che questo libro sia passato sotto silenzio nel corso di questi ultimi anni.
Ed è un vero peccato!
Il testo segue di qualche anno un altro lavoro di eccellente ricerca storiografica a firma di Giuseppe Zanda: Luci e ombre. Protagonisti (noti e meno noti) della storia della psicoanalisi (Edizioni ETS, Pisa, 2018); si tratta di un testo di trecentosessanta pagine uscito con la prefazione di Massimo Cuzzolaro, composto da otto saggi in cui emergono persone come Otto Gross, Wilhelm Stekel, Fritz Wittels e Elizabeth Severn (per citarne solo alcuni) a cui fanno da contorno un’infinità di altre figure, situazioni ed eventi. Questi libri di investigazione ai margini del mainstream psicoanalitico e delle biografie più note rappresentano delle vere miniere di informazioni da cui trarre importanti riflessioni e ampliamenti di orizzonti conoscitivi anche al fine – per nulla secondario – di comprendere al meglio come, quando e perché, in quali contesti e con quali contrasti si sono sviluppate le tecniche terapeutiche e le teorie o modelli analitici.
Lontano da Vienna può essere letto da diverse angolazioni compresa quella di una riflessione storica sullo sviluppo della psico-terapia: “in passato, sacerdoti, guaritori, sciamani, ‘curavano’ sia le malattie del corpo che le malattie della mente, ma, mano a mano che vennero individuate le basi anatomiche e patologiche delle malattie del corpo, il loro campo di intervento si restrinse sempre più alle malattie della mente, mentre le malattie del corpo diventarono sempre più di competenza dei medici” (p. 56). D’altro canto, immergendosi in queste pagine non si può fare a meno di compiere deviazioni e andare a curiosare nella vita e nelle opere delle molte persone citate e richiamate – un felice lavoro che, però, necessita di tempo e di spazio mentale!
Tra i numerosi passaggi di interesse si può evidenziare, per fare un solo esempio, la bella ricostruzione della vita e dell’opera di Ernest Simmel (da p. 130 in avanti), il neurologo e psicoanalista tedesco che ha avuto un importante ruolo sia nel contesto della psicoanalisi europea sia in quella nordamericana, essendo emigrato negli Stati Uniti nel 1934. Simmel fu fortemente e ripetutamente impegnato nel costruire un sistema di assistenza psicologica accessibile a tutti: “il messaggio rivoluzionario della psicoanalisi, che inizialmente sembrava riguardare solo le vicissitudini della vita psichica dell’individuo, campo di battaglia delle istanze e delle pulsioni tese verso l’equilibrio e l’armonia dentro se stessi e nel rapporto con la realtà esterna, trovò un terreno fertile nella Germania di Weimar e i suoi scopi, specie nel campo sociale e in quello culturale, si ampliarono” (pp. 141-142). E Zanda tornerà più volte nel testo sul tema dell’accessibilità dell’analisi, ricordando appunto gli esperimenti, per così dire, di psicoanalisi gratuita o a prezzi calmierati, richiamando quindi gli analisti di sinistra, dai marxisti ai socialdemocratici.
Il testo si articola in quattro capitoli, ognuno dedicato a una o più persone e a un momento storico-culturale, muovendosi tra le quattro città indicate nel sottotitolo. Emergono, così, Isador H. Coriat; Jessie Murray, Julia Turner e May Sinclair; il già citato Simmel; e Margaret Winifred Rushforth.
Non si può fare a meno di segnalare le parole molto belle dell’autore in Introduzione, parole con cui si paragona la ricerca storiografica realizzata all’avventurarsi in una foresta: “la nascita della psicoanalisi è datata nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1895 … Si può forse sapere quando è nata una foresta?” (p. 21). Parole che seguono il saggio introduttivo, posizionato come Prefazione, di Rita Corsa, un perla nel contesto di queste pagine.
Da notare l’impeccabile cura editoriale di questo testo, segnalando solo che in Bibliografia non sono curiosamente riportate alcune traduzioni italiane: ad esempio A confronto con me stessa, di Helene Deutsch, è indicato nella sua versione inglese del 1973 e non nella traduzione italiana uscita otto anni dopo con l’editore Astrolabio di Roma (una memoria in cui l’autrice ricorda, tra l’altro, una sua visita a Roma: “per una strana coincidenza, eravamo scesi all’Hotel Eden, dove aveva soggiornato anche Freud” (p. 196).
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata sul numero 120 – APRILE 2026, della rivista online “Qi – Questioni e Idee in Psicologia”