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Il leader narcisista. Narciso sul divano
Nella collana Minima dell’editore Raffaello Cortina esce ora questo piccolo libro di Manfred Kets de Vries, notissimo esperto di psicodinamica organizzativa, di leadership e di psicoanalisi applicata alle istituzioni e alle organizzazioni.
Un libro certamente molto attuale che prende le mosse – come scrive l’autore introducendo il testo – dalla visione di un film di Todd Field, Tár, che narra dell’ascesa e caduta di Lydia Tár, la prima donna che ha diretto l'orchestra dei Berliner Philharmonike: un eccellente esempio di gestione del potete su base narcisistica. Da qui si entra subito nelle articolate fisionomie del narcisismo nel contesto di “una pandemia di comportamenti narcisistici… che sembra essere stata normalizzata e accettata” (p. XIV e XXII) in cui è possibile distinguere soggetti reattivi e soggetti costruttivi, ma anche tutte le forme del cosiddetto narcisismo maligno inclusa la miscela denominata H-N, cioè Hybris-Nemesi.
I primi capitoli recuperano il mito di Narciso e propongono dei commenti sulle dimensioni dello specchio-rispecchiamento e del doppio, sullo sfondo dell’emergere del DNP, il disturbo narcisistico di personalità. In queste pagine Kets de Vries rappresenta le multiformi fisionomie e gradazioni della personalità narcisistica, evidenziando tutti quegli aspetti ormai ben noti nella clinica, introducendo infine il tema della leadership sulla base di un suo classico lavoro del 1985 scritto insieme a Danny Miller: “Narcissism and leadership: An object realtions perspective” (Human Relations, 38, 6, pp. 583-601). E si deve qui ricordare che Kets de Vries e Miller sono anche gli autori di un fortunato libro pubblicato nel 1984 e tradotto nel 1992 in italiano con il titolo L’organizzazione nevrotica. Una diagnosi in profondità dei disturbi e delle patologie del comportamento organizzativo (Raffaello Cortina, Milano).
Dunque, nelle pieghe del profilo del narcisista leader che non vede che sé stesso e deforma la realtà in conformità ai suoi desideri, emergono da un lato la dimensione paranoica e, dall’altro, l’ecoismo (con la c): “i veri narcisisti vivono spesso in una camera ecoica, volendo ascoltare solo ciò che desiderano” (p. 41). Un lato contiguo alla dimensione della leadership vista come esercizio del potere in ambiente competitivo è la tensione verso la vittoria, un tratto che caratterizza spesso il leader narcisista che vede il mondo diviso in due, vincenti e perdenti, nutrendo un appetito vorace e insaziabile di vittoria che non di rado si tramuta nel gusto di voler annientare l’altro – soprattutto se l’altro possiede cose che scatenano l’invidia del narcisista.
Considerando che “avidità e invidia sono, per più aspetti, gemelli. Sono entrambe emozioni umane complesse, con gravi effetti psicologici negativi, e sono associate al desiderio di acquisire” (p. 50) si delinea il profilo di un soggetto per il quale la presenza degli altri è necessaria ma, nel contempo, è sempre osteggiata e svalutata – in parallelo all’insoddisfazione soggiacente in relazione a qualunque vittoria o acquisizione: è, questo, uno dei tanti aspetti di quella che è stata definita la catastrofe narcisista e che, nella dimensione della toxic leadership, implica la messa in atto di condotte distruttive nell’ambiente socio-organizzativo.
Con l’ausilio di esempi tratti dalla storia, Kets de Vries prosegue nell’illustrare la dimensione della hybris (letteralmente: eccesso, che gli antichi greci consideravano un vero e proprio veleno) che ben si addice al comportamento strabordante del narcisista e che si manifesta nel momento in cui il soggetto raggiunge una posizione o un ruolo di potere. il tema della leadership hybristica prelude al capitolo dal titolo La danza macabra di hybris e nemesi in cui sono richiamate figure di leadership del passato, come Adolf Hitler, e del presente, da Trump a Erdogan, fino a Vladimir Putin mentre un caso specifico è portato all’attenzione del lettore per illustrare la dimensione del narcisismo maligno (concetto coniato da Erich Fromm circa sessanta anni fa) nel quadro dei narcisisti reattivi – un quadro di cui tratta diffusamente Otto Kernberg in Disturbi gravi della personalità (1984; tr. it. Bollati Boringhieri, Torino, 1987).
La presentazione di un secondo caso esemplare permette poi a Kets de Vries di introdurre il tema del riconoscimento del leader narcisista nel mondo del lavoro e dell’approccio graduale che con qualche probabilità può permettere al collaboratore o al collega di contenere e gestire le modalità distruttive del soggetto. Tra le altre situazioni, è presa in esame la ipersensibilità alle critiche del narcisista, la sua tendenza a manipolare e negare la realtà, e il suo forzare costantemente i confini delle situazioni e delle persone – vedi il concetto di leadership abusante e abrasiva. Ma, al di là della questione del come fare a gestire il capo narcisista, l’autore sottolinea che “un altro modo per provare a modificare il comportamento dei narcisisti è lavorare con loro all’interno di un contesto di gruppo. Un’attività di intervento di gruppo – se sono disposti a parteciparvi – può essere un modo assai efficace per creare dei punti di svolta per il cambiamento” (p. 121). Si apre qui il tema della formazione: una formazione sofisticata che ha come obiettivo lo sviluppo della presa di coscienza di sé e delle proprie modalità di agire e reagire nel contesto organizzativo.
Pur considerando che “aiutati dal processo della narrazione, i narcisisti sembrano trovare meno intimidatorio ricevere il riscontro da un certo numero di persone, invece che da una singola persona o dal leader del gruppo” (p. 131), non si comprende appieno come poter superare e/o indebolire le granitiche modalità di relazione con la realtà che i narcisisti pongono in essere quando sono collocati in ruoli di gestione e di potere. E appare anche singolare che, in queste pagine, Kets de Vries non faccia cenno agli interventi di coaching – coaching psicodinamico, naturalmente – un argomento a cui ha dedicato molte pagine, tra cui il testo curato insieme a Korotov e Florent-Treacy, Coach and couch: The psychology of making better leaders. (New York, NY: Palgrave Macmillan, 2007).
Con l’ultimo capitolo, il decimo, dal titolo “Vivere nell’epoca del selfie”, l’orizzonte del discorso si amplia sulle conseguenze della pandemia narcisistica e il ruolo che hanno piattaforme come Instagram, X, Tik Tok e Facebook, contribuendo a sviluppare soprattutto nei giovani deresponsabilizzazione, immaturità emotiva, senso di superiorità e esibizionismo. Richiamando la nota opera di Christopher Lasch, l’autore esplora la Me Generation, ma in modo autocritico: “anche se accusiamo la nuova generazione di essere egoista, forse la sola cosa che essa sta facendo è imitare e imparare dai genitori” (p. 159).
In sintesi, questo agile scritto di Manfred Kets de Vries può essere visto come una sorta di compendio di alcuni dei suoi contributi alla leadership affrontata con un approccio che unisce intelligentemente psicoanalisi, psicologia clinica, teoria del management e della leadership e psicopatologia. Non credo che vi sia necessità di aggiungere che contributi di questo genere – oggi numerosi nella letteratura internazionale – prendono le mosse dal famoso saggio di Sigmund Freud del 1921 Psicologia delle masse e analisi dell’Io (OSF, Volume IX. Boringhieri, Torino, 1977).
A integrazione di questo testo sul leader narcisista, suggerisco la lettura di altri due libri di Manfred Kets de Vries: L’organizzazione irrazionale. La dimensione nascosta dei comportamenti organizzativi (1999; tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2001), e Figure di leader. Le sfide della leadership nei cambiamenti della vita organizzativa, del 2010, tradotto nello stesso anno per i tipi di Raffaello Cortina.
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata il giorno 1° MAGGIO 2026
nella rivista online
PSICOANALISI & SOCIALE
https://www.psicoanalisiesociale.it/il-leader-narcisista-narciso-sul-divano/