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STEREOTIPI LINGUISTICI E IDENTIFICAZIONE SOCIALE DEI RUOLI E DEI MESTIERI

STEREOTIPI LINGUISTICI

Provate a chiedere alle persone cosa viene in mente alla parola "GOVERNANTE" … se “governante” è associato a un uomo, oppure a una donna.

 

Se associato a un uomo, risposta: "Presidente, direttore, persona di prestigio".

Se associato a una donna, risposta: "Colf, donna di casa, badante".

 

Accade solo con questa parola?

Non credo.

 

Nell’esempio si osserva una possibile asimmetria: lo stesso termine viene interpretato, per l'uomo, attraverso il potere e il prestigio; per la donna, attraverso il servizio e la cura.

Questa asimmetria può essere studiata su almeno tre ipotetiche dimensioni:

 

  1. Prestigio sociale: il ruolo maschile viene collocato più facilmente in una posizione elevata

 

  1. Potere e autorità: l'uomo viene immaginato come colui che dirige, mentre la donna come colei che esegue o assiste

 

  1. Divisione di genere del lavoro: alla donna vengono attribuite più frequentemente mansioni domestiche, relazionali e di cura

 

Si potrebbero fare esperimenti con altre parole che portano con loro possibili linee di pregiudizio o stereotipi sociali, come le seguenti:

ASSISTENTE

MASSAGGIATORE - MASSAGGIATRICE

 

Ma anche presentando una persona ad un’altra chiamandola “MAESTRO – MAESTRA” potrebbe venir fuori che se il maestro è un uomo si tende a pensare a una persona molto esperta in un determinato campo artigianale o artistico, mentre se è una donna il pensiero va subito a “maestra di scuola”…

 

Certamente le parole possono avere significati professionali differenti a seconda del contesto, della persona che le pronuncia, del discorso che si sta facendo, e ancora altro.

Il risultato di indagini di questo tipo potrebbe essere interessante per approfondire il peso sulla società degli stereotipi linguistici e della costruzione sociale dei ruoli professionali.

 

Infatti, le nostre parole, la lingua nel suo complesso non è soltanto uno strumento per comunicare: è anche uno specchio delle rappresentazioni sociali attraverso cui vediamo ed interpretiamo la realtà.

 

Un buon esempio è il linguaggio utilizzato da Donald Trump, definibile a mio avviso come un linguaggio da bullo preadolescente di sobborghi culturalmente deprivati…

Vedi anche il bel libro di Bérengère Viennot “La lingua di Trump” (Einaudi, 2019) – qui la mia recensione: https://www.castiellodantonio.it/la-lingua-di-trump

 

Il gergo militaresco di Putin è, invece, tipicamente distruttivo-mortifero, e nasconde più che dire, dissimula più che affermare, al di là dello scopo per cui si sta giocando reputazione e vita, cioè annientare l’Ucraina.

Vedi l’importante libro della psicoanalista francese Elsa Schmid-Kitsikis “Culte de la guerre et de la mort. La folie narcissique d’un homme de pouvoir. Essai psychanalitique” - qui la mia recensione: https://www.psychiatryonline.it/recensioni-librarie/vladimir-putin-la-guerra-e-la-morte/

 

Le parole che utilizziamo possono contenere significati che vanno oltre la loro definizione letterale, evocando immagini, ruoli, gerarchie e aspettative che abbiamo interiorizzato, spesso senza esserne pienamente consapevoli.

 

L’esempio sulla parola governante è emblematico.

 

Una dimensione riguarda IL VALORE SOCIALE ATTRIBUITO ALLE PROFESSIONI E ALLE PERSONE CHE LE ESERCITANO. Non tutti i mestieri godono dello stesso riconoscimento simbolico, anche quando richiedono competenze, responsabilità e capacità considerevoli.

 

Si pensi alle parole segretario, assistente, collaboratore, operatore.

In alcuni contesti, la loro interpretazione può cambiare a seconda che il soggetto immaginato sia un uomo o una donna: dal dirigente politico alla segretaria d'ufficio, dal consulente all'assistente personale, dal collaboratore aziendale alla collaboratrice domestica.

 

Si tratta di un fenomeno rilevante perché il prestigio professionale non dipende esclusivamente dalle competenze effettive o dall'utilità sociale del lavoro svolto.

Dipende anche dalla visibilità, dal riconoscimento economico e simbolico e dal valore che una società attribuisce alle diverse attività.

 

Le professioni legate alla CURA, per esempio, possono richiedere notevoli capacità relazionali, organizzative ed emotive, pur ricevendo un riconoscimento inferiore rispetto ad altre attività considerate più prestigiose.

 

Una seconda dimensione riguarda LA DISTRIBUZIONE IMMAGINATA DELL'AUTORITÀ.

Chi prende le decisioni? Chi impartisce le direttive?

Chi organizza il lavoro degli altri?

E chi, invece, esegue, collabora, assiste o si prende cura?

 

Le associazioni linguistiche possono contribuire a riprodurre una divisione simbolica tra ruoli di direzione e ruoli di servizio o esecutivi.

L'uomo viene più facilmente immaginato, in determinati contesti, come soggetto che esercita un'autorità; la donna come soggetto che offre una prestazione o risponde alle necessità altrui.

Anche in questo caso, alcune parole sono particolarmente interessanti.

“Assistente” può suggerire un collaboratore di alto livello nel caso maschile e una figura di supporto nel caso femminile.

 

Queste associazioni non sono universali né inevitabili!

 

Dal punto di vista psicologico, il fenomeno merita attenzione perché IL POTERE non viene riconosciuto soltanto attraverso i comportamenti concreti: può essere anticipato, attribuito o negato già sul piano delle aspettative.

 

Prima ancora di conoscere una persona, possiamo immaginare quale ruolo le spetti, quali responsabilità possa assumere e quale autorità sia legittimata a esercitare.

 

Prestigio e potere sono dimensioni distinte, ma spesso convergenti.

 

Una persona può godere di prestigio senza esercitare direttamente autorità, così come può detenere potere senza essere particolarmente stimata.

 

Tuttavia, quando le associazioni spontanee attribuiscono sistematicamente agli uomini ruoli di maggiore prestigio e autorità, mentre alle donne attribuiscono ruoli di servizio e cura, emerge una possibile rappresentazione asimmetrica dei rapporti tra i generi.

 

Le PAROLE, insomma, non si limitano a nominare i ruoli: possono rivelare le aspettative attraverso cui una società distribuisce simbolicamente il prestigio e il potere.

E proprio nelle associazioni che sembrano più immediate e innocenti può essere interessante cercare le tracce di queste aspettative.

Andrea Castiello d’Antonio