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SOCIAL ANXIETY DISORDER, 2nd Edition

Titolo: 

SOCIAL ANXIETY DISORDER

Autori: 
Karen Rowa, Martin M. Antony
Casa editrice: 
Hogrefe, 2025. Pp. 34.95, € 34.95

Una delle preoccupazioni più diffuse nel mondo del lavoro da chi deve effettuare delle presentazioni o degli speech in pubblico è rappresentata dall’emozione dell’ansia.

Ansia sociale, per l’esattezza. Ansia di esporsi di fronte a una platea sentita spesso come critica, se non ostile o nemica, dalla quale possono provenire attacchi o addirittura ingiurie, pur se apparentemente cordialmente e civilmente proposte – come sanno fare in molti, nel lavoro, capaci di offendere e attaccare con il sorriso sulle labbra.

L’ansia sociale è una brutta e scomoda compagna.

Di vita e di lavoro.

Spesso, coloro che hanno vissuto questo disagio, o che lo vivono tutt’ora, limitano la propria vita, si bloccano di fronte alla scelta di accettare o rifiutare impegni e proposte altrimenti molto vantaggiose. Finiscono, in una parola, per evitare le situazioni che possono innescare gli scoppi di angoscia. E l’evitamento, come si sa, tende a confermare sé stesso. Nel senso che più si evita una situazione e più è facile che si continuerà ad evitarla.

Per fare degli esempi, il manager che deve prendere spesso l’aereo per recarsi in altre città o altre nazioni per lavoro finisce per centellinare i voli, preparandosi agli stessi assumendo ansiolitici, fino al punto di rinunciare a impegni anche accampando delle scuse poco probabili che, a lungo andare, ne minano l’affidabilità. Il volo, l’aereo – per meglio dire: l’aerofobia (vedi il mio libro La paura di volare. FrancoAngeli, Milano, 2011) – è spesso una problematica che si aggancia (anche) all’ansietà sociale.

Un secondo esempio è tipicamente quello dell’alto rappresentante aziendale che evita più che può ogni situazione e dimensione sociale, dai ricevimenti alle riunioni allargate (soprattutto quelle in cui non ha da gestire un ruolo di comando), dalle convention ai convegni in cui è invitato come testimone o come relatore. Apparentemente sembra che sia una persona che ama delegare e lasciare spazio ai suoi diretti collaboratori… Ma al fondo è una persona che ha una tale paura di esporsi e di trovarsi in mezzo alla folla da evitare questo genere di situazioni.

Al di là dei C level, dei boss, dei dirigenti, l’ansia sociale può essere una scomoda compagna di chiunque, ad esempio impedendo al neoassunto di farsi valere per le proprie qualità personali e sociali, o bloccando l’affermato professionista o specialista nel proporre idee e prendere parte attiva alle riunioni di servizio.

Ecco, dunque, che un libro – conciso, chiaro, con numerosi aspetti di genere pragmatico e supportato da conoscenze ormai consolidate e scientificamente acclarate – può essere di interesse per una parte del pubblico del mondo del lavoro, anche se tratta nello specifico del culmine dell’ansietà sociale, cioè del SAD (acronimo significativo… che sta per Sociale Anxiety Disorder) il Disturbo d’Ansia Sociale, o Fobia Sociale.

Il testo apre con una dettagliata descrizione della terminologia, delle forme di ansia sociale e delle eventuali comorbilità – quadri che, nella realtà, capitano molto di frequente. Sono poi indicati diversi approcci alla SAD, tutti basati su uno specifico modello teorico-metodologico di cui farò cenno al termine di questa recensione. Il terzo capitolo tratta della diagnosi e delle indicazioni terapeutiche mentre il quarto apre un ampio spazio proprio sulle specificità del trattamento psicoterapeutico. Al termine sono presentati alcuni semplici strumenti che possono essere anche impiegati come autovalutazione dello stato ansioso, mentre online, sul sito dell’editore, sono disponibili altri supporti. In sostanza, è presentato un quadro esaustivo che offre al lettore anche non specialista la possibilità di farsi un’idea di cosa è e come si manifesta l’ansia sociale, e come può essere affrontata.

 L’unico limite di questo libro – va segnalato, anche se per gli addetti ai lavori è, fin dall’inizio, molto chiaro, perché esplicitato dagli autori in mille modi – è quello di presentare una e una sola strada di risoluzione dell’ansia sociale, cioè l’approccio cognitivo-comportamentale noto come CBT – Cognitive Behavioral Therapy, presentato come la strada che ha ricevuto più attestazioni in direzione evidence-based.

In realtà, vi sono altre metodologie che possono essere molto utili nel trattare le diverse forme di ansia – come la fobia dell’aereo prima citata: vedi il mio articolo “Aerofobia. Una interpretazione psicoanalitica”. Psicoterapia e Scienze Umane, vol. XL, n. 1, pp. 63-87, 2006) e con un tono più divulgativo, un altro mio articolo “Aerofobia”, che ho scritto per la rivista Psicologia Contemporanea, n. 222, pp. 40-44, nel 2010 – e che sono soprattutto comprese sotto le etichette di psicoterapie psicodinamiche, vale a dire le diverse forme di psicoanalisi e di intervento psicologico-clinico dinamico.

Non a caso uno dei primissimi contributi di Sigmund Freud fu proprio su questi temi: si tratta del saggio del 1894 dal titolo Legittimità di separare dalla nevrastenia un preciso complesso di sintomi come “nevrosi d’angoscia” (traduzione italiana in Opere di Sigmund Freud, volume II. Boringhieri, Torino, 1968). E da allora in poi fino ai giorni nostri, le psicoterapie dinamiche si sono sempre occupate delle diverse forme di ansia, angoscia (oggi spesso etichettate in modo del tutto improprio come panico, e ancor peggio, attacchi di panico), fobie generiche e specifiche, stati di apprensione, ansia di attesa, ansia da prestazione, e così via.

 

Andrea Castiello d’Antonio

 

Questa recensione è stata pubblicata nel sito web HR - PANORAMA RISORSE UMANE

 ISPER

https://www.isper.org/ISPER-HR-Review/Default.htm?P=2&W=3

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