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Non idoneo a Concorso Pubblico. Proporre ricorso al TAR?

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Non idoneo a Concorso Pubblico. Proporre ricorso al TAR?

Scrivo su un tema inusuale perché mi giungono spesso richieste di candidati – loro stessi, o più frequentemente i loro familiari – che sono stati ritenuti non idonei ai concorsi della Pubblica Amministrazione e, specificatamente, ai concorsi nell’ambito delle Forze Armate (FFAA) e delle Forze di Sicurezza (Polizia di Stato).

Occupandomi anche di psicologia militare ritengo che questa tematica sia da prendere in seria considerazione.

Parlando in generale dei concorsi pubblici delle Amministrazioni dello Stato si deve dire che intorno a questo meccanismo, che può arrivare a coinvolgere diverse centinaia di migliaia di persone in un solo anno, si è da tempo sviluppato un grande business.

Sia i candidati, sia le loro famiglie dovrebbero pensarci attentamente prima di entrare nei meandri di questi sistemi.

I business sono sostanzialmente due.

1. I corsi di preparazione ai concorsi.

2. I ricorsi contro l’esclusione del candidato ritenuto non idoneo.

In questa nota mi concentro sul secondo aspetto.

Come ho scritto ripetutamente in altre sedi, è certo che il pubblico concorso non rappresenti un buon meccanismo di selezione dei candidati, ma tant’è. Fino a che vigono le odierne disposizioni, questo è il canale per accedere agli impieghi pubblici. Anche ai ruoli delle FFAA e della Polizia di Stato.

E’ comprensibile che un candidato (e la sua famiglia) che ricevono un esito di non idoneità non siano affatto contenti, soprattutto in quei particolari casi in cui il candidato è veramente motivato allo specifico impiego (cioè non partecipa a mille concorsi con la speranza di riuscire e vincere alla fine almeno uno).

Ecco, allora, emergere la richiesta di pareri e consulenze circa la correttezza dell’esito concorsuale.

Dal mio punto di vista, dato che i componenti delle Commissioni di Esame e gli psicologi militari che ne fanno parte non sono degli sprovveduti, pur ammesso che l’errore sia sempre possibile e che qualcosa possa essere sfuggito nel determinare l’esito negativo, nella stragrande maggioranza dei casi l’esito negativo è congruo e razionalmente motivato in relazione ai risultati delle prove: test psicologici, colloqui individuali, colloqui di Commissione, prove scritte, e così via.

Nel caso di esito negativo è, comunque, comprensibile e giustificato richiedere un parere a un professionista esperto e indipendente per avere una migliore visibilità dell’esito delle prove.

Anzi, è consigliabile richiedere preventivamente il cosiddetto accesso agli atti al fine di avere la documentazione in base alla quale poter capire dove e come il candidato non è stato ritenuto idoneo.

Sulla base dell’esperienza riferita dal candidato stesso e della documentazione delle prove di esame – nello specifico: le prove psicologiche e il colloquio finale di Commissione – si può avere un quadro chiaro circa come sono andate le cose e perché il candidato è stato ritenuto non idoneo.

Come ho detto sopra, il più delle volte la valutazione di non idoneità è del tutto corretta. Quando ciò viene comunicato a chi ha proposto la richiesta di parere esperto, può iniziare un percorso assai scivoloso che coinvolge candidato e famiglia.

Sulla base della mia esperienza, in troppi tendono a difendere la bravura del candidato, e a ritenere che – comunque sia – il giudizio della Commissione di Esame sia sbagliato.

In sostanza, ci si incaponisce nel proseguire l’iter di opposizione al giudizio di non idoneità – ricorso al TAR – spesso per un malcelato senso di orgoglio ferito…

Ecco che il candidato e la sua famiglia entrano nel giro di affari del sistema dei ricorsi al TAR.

Si preparano i documenti, si assume un avvocato, si richiede la consulenza tecnica di parte, e così via. Insomma, si mette in moto un meccanismo importante, che costerà molte migliaia di euro e i cui esiti saranno – sulla base di ciò che vedo – nella maggior parte dei casi, negativi.

Il candidato respinto e la sua famiglia troveranno sempre (purtroppo) l’avvocato compiacente e interessato a fare il ricorso, e lo psicologo o lo psichiatra disponibili per fare una perizia che sia a favore del ricorrente… Anche quando, con ogni evidenza, non vi sono motivi validi per ricorrere!

Dunque, prima di imbarcarsi in un ricorso al TAR conviene richiedere una consulenza-parere preliminare rivolgendosi a professionisti che non hanno alcun interesse di proseguire nel ricorso.

 

Andrea Castiello d’Antonio