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La risposta generata dallo stress si accompagna sempre a modificazioni fisiche interne di cui ci rendiamo conto solo attraverso dei segnali finali.
I principali campanelli d’allarme provocati dallo stress da lavoro e dall’ansia si riscontrano quando:
In generale l’organismo si prepara. A cosa?
Si prepara alla fuga oppure all’attacco.
È questa la primordiale risposta dell’organismo ad ogni tipo di stress: fight or flight response, attacco o fuga. Ma ce ne è un’altra, tra le risposte all’ansia e allo stress da lavoro, che dobbiamo considerare: la risposta di congelamento, la freezing-response, quando la persona “si blocca”.
Come si intuisce, sono risposte ataviche, non a caso osservabili in tutti gli animali.
Ma nel mondo civilizzato, e soprattutto nel mondo del lavoro, queste risposte sono perlopiù inibite, sfumate, deviate… Allora – anche a causa di questo processo di civilizzazione – nascono i problemi legati all’ansia e allo stress: disturbi psicosomatici, problemi psicologici, azioni irrazionali, e così via.
Ad esempio, se il sistema cardiovascolare è continuamente messo sotto pressione, è probabile che si traduca in una “ipertensione essenziale” che, da parte dei medici, è un modo neutro di dire che la persona ha la pressione alta e non si sa perché…
Vi sono molte ripercussioni che possono manifestarsi a livello fisico.
Non a caso il medico di base, o medico di famiglia, un tempo etichettava le persone in situazione di disagio senza cause apparenti come affetti da “esaurimento nervoso”, mentre oggi le etichetta come “stressate”…
Non è cambiato molto!
E psicologicamente, cosa accade? Quali sono i sintomi e come si cura lo stress da lavoro?
Oppure:
O ancora:
Anche le malattie più comuni possono essere in agguato: dal semplice raffreddamento, al prendersi ripetutamente influenze, dalla tosse che non scompare mai all'avere sempre mal di stomaco. E che dire del mal di testa, delle palpitazioni (“cuore matto”) degli indolenzimenti muscolari quasi costanti (soprattutto al collo e alla schiena), del senso di oppressione al petto, della stanchezza continua.
Spesso il cibo diviene un surrogato e allora si dà il via alle abbuffate serali, quelle che poi provocano insonnia e pesantezza al risveglio. Oppure ci si rivolge alla caffeina, al tabacco. C’è chi si rilassa con l’alcol, chi si concede “la canna” serale o di fine settimana, o peggio…
Tempo fa, fu coniato il concetto di burn-out per indicare la persona che – a causa del lavoro e, soprattutto, di lavori che la espongono costantemente al rapporto con gli altri, e/o che implicano l’aiuto, il servizio sociale, il supporto sanitario e educativo – si sentono bruciati.
Cioè esauriti emotivamente, privi di energie, prosciugati, già stanchi al mattino appena svegli, che sentono la giornata di lavoro come un macigno sulle spalle, una condanna infinita… E che durante il tempo libero hanno solo voglia di riposare, dormire, non vedere nessuno, mentre sul lavoro diventano freddi e indifferenti alle richieste di chiunque.
Andrea Castiello d’Antonio