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TOP - DARK TRIAD OF PERSONALITY AT WORK

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Titolo: 

TOP - DARK TRIAD OF PERSONALITY AT WORK

Autori: 
LDominik Schwarzinger Heinz Schuler
Casa editrice: 
Hogrefe, 2021. Manuale (e-book), pp. 85, € 63,00. Somministrazione, scoring e report (report assessor e report partecipante, € 61,00)

Questo che presentiamo è il primo test disponibile in italiano per valutare uno dei quadri più sottilmente impegnativi e “pericolosi” che si possono oggi visualizzare nel mondo del lavoro. Partendo dal presupposto indispensabile – e difficilmente contestabile, osservando le situazioni organizzative, sociali, istituzionali e politiche nel mondo – che “anche” negli ambienti aziendali, istituzionali e delle pubbliche amministrazioni possono vivere e prosperare soggetti mentalmente malati, ci si pone il duplice problema di se-e-come poterli individuare, e successivamente di cosa-fare al fine di tentare (almeno inizialmente) un recupero di tali soggetti.

La Dark Triad può essere, per così dire, “tradotta” come triade oscura o per meglio dire triade nera, nel senso di negativa e distruttiva. I tre aspetti della triade nera sono il narcisismo, il machiavellismo e la psicopatia (psicopatia del genere subclinico, per l’esattezza). Come si può facilmente intuire si tratta di tre aspetti che nel mondo del lavoro, se presenti, comportano una gran quantità di problematiche sia a livello interpersonale e di vita di gruppo, sia in relazione all’ottenimento qualitativo dei risultati. Da qui l’esigenza di avere a disposizione strumenti scientificamente controllati che possano individuare la presenza di tali componenti nelle persone al lavoro.

Il questionario (adattato da Matteo Ciancaleoni) può essere impiegato per diversi scopi a cominciare da quello di un percorso di coaching o di career counseling, fino alla selezione delle risorse umane; non ponendo domande intrusive il test si presta ad essere impiegato in attività di ricerca wide range ma anche di assessment interno e si può aggiungere che è proprio la forma, la tipologia delle domande che rende questo test particolarmente adatto al contesto organizzativo (tutti i termini impiegati, anche nella denominazione degli indici, sono accuratamente tarati per essere letti nei contesti organizzativi, escludendo pertanto terminologia di genere “clinico” come, invece, l’argomento trattato potrebbe far pensare).

Le domande sono in tutto sessanta dalla cui risposta globale lo scoring trae tre macro-fattori e undici sotto-scale. I tre grandi fattori – che corrispondono alle tre aree che sono indagate – sono i seguenti: (1) Approccio egocentrico al lavoro, (2) Atteggiamento rigido nel lavoro e (3) Stile di lavoro impulsivo e disimpegnato. Il primo grande fattore, che corrisponde al narcisismo, è declinato in cinque sotto-scale tra cui la “rivendicazione della leadership”, e il “senso di superiorità”. Emerge così la connotazione importante di centratura su di sé, connessa con l’eccessiva autostima, mentre con il secondo macro-fattore si evidenziano gli elementi che sono collegati al machiavellismo. Il terzo macro-fattore mette in evidenza un altro stile di comportamento assai pericoloso nel mondo del lavoro, cioè lo stile basato sull’impulsività, sulla spinta ad andare oltre le regole, ad infrangerle o ad utilizzare ogni forma di sotterfugio o inganno per giungere allo scopo. In questo quadro emerge anche la tendenza a mentire.

Naturalmente i risultati del test non sono leggibili solo in “chiave negativa”, per così dire, sia perché essi gettano le basi per le eventuali azioni di recupero, formazione e sostegno, sia perché l’assenza di indicatori “negativi” porta automaticamente con sé l’ipotesi di presenza di qualità costruttive. Qualità che poi potrebbero essere ancor meglio individuate per mezzo dell’impiego di questionari come, ad esempio, il BIP - Business-focused Inventory of Personality, di Rüdiger Hossiep, Michael Paschen (Hogrefe, 2013).

Anche la forma del report che scaturisce dall’elaborazione dei punteggi possiede un aspetto interessante. Innanzi tutto il professionista ha a disposizione due tipologie di report, uno tecnico, professionale, con tutte le informazioni specifiche – ad esempio, da usare per integrarle con altri dati di assessment, oppure con il quadro che si potrà rappresentare nel successivo colloquio di feedback, laddove si tratti di un’attività di counseling. Oltre a questo report ve ne è un secondo elaborato al fine di essere consegnato al partecipante, discusso insieme al professionista, elaborato successivamente con l’integrazione di altre informazioni, e così via. Ciò che qui interessa è appunto il linguaggio utilizzato, linguaggio che permette una comunicazione chiara e scoperta, una restituzione, un utilizzo condiviso e trasparente dei risultati che, naturalmente, sono posti in modo adeguato.

Si può dunque dire che vi era davvero necessità di poter disporre di un questionario come questo anche considerando il fatto che negli ultimi tempi molto impegno è stato internazionalmente speso verso la costruzione di questionari che rilevano gli aspetti positivi del soggetto (vedi anche gli strumenti collocati all’interno del Movimento della Psicologia Positiva).

Dunque, il Narcissistic Work Approach (NWA), la Machiavellian Work Attitude (MWA), e lo Psychopathic Work Style (PWS) – come sono stati definiti nell’edizione originaria inglese – rappresentano tre aree su cui è diventato obbligatorio indagare al fine di salvaguardare la salute mentale e psicosociale di tutti coloro che lavorano.

Su questi temi si possono consultare due mie recensioni: la prima è la recensione del lavoro di Minna Lyons The dark triad of personality (Academic Press, 2019) pubblicata in Qi – Questioni e Idee in Psicologia, numero 71, anno 2019, e la seconda prende in esame il libro di Seth Spain dal titolo Leadership, Work, and The Dark Side of Personality (Academic Press, 2019) pubblicata in ISPER – Panorama Risorse Umane nell’autunno del 2019.

 

Andrea Castiello d’Antonio

 

Questa recensione è stata pubblicata nel sito ISPER

Settore PANORAMA RISORSE UMANE, nel mese di Febbraio 2022