CONTATTAMI

Per appuntamento

La seduta può essere svolta presso il mio studio oppure online tramite videochiamata.

* campo obbligatorio

CAPTCHA
Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.

Work, Employment and Flexibility. Innovation, Technology and the Changing World of Work

Titolo: 

Work, Employment and Flexibility.

Innovation, Technology and the Changing World of Work

Autori: 
Peter Holland, Chris Brewster, Nadia K. Kougiannou
Casa editrice: 
Edward Elgar, pp. XII+256, £ 108.00 (Hardback)

Il volume Work, Employment and Flexibility. Innovation, Technology and the Changing World of Work compare nell’ambito delle The Future of Work and Employment Series, una collana in cui sono stati pubblicati diversi altri testi di interesse come i tre seguenti: The Future of Work Environments. Creating Liveable and Productive Working Habitats, di Werner Eichhorst, The Labour Market Myth. How the Market Metaphor Hinders Our Understanding of Work, di Paul de Beer, e Organizations and Workforce Aging. Stakeholders, Interests, and Human Capital Management, a firma di Peter Berg e Matthew M. Piszczek (tutti usciti tra il 2024 e il 2025).

Work, Employment and Flexibility è un testo a più voci, di carattere interdisciplinare, arricchito da ricerche sul campo e riflessioni di stampo teorico, che ha l’obiettivo di offrire una visione aggiornata e in progress della situazione del lavoro odierno tra innovazioni, digitalizzazione, uso della IA, mutamento dei rapporti di lavoro, nuove occupazioni e – sullo sfondo – cambiamenti dei comportamenti e del mindset di coloro che lavorano.

Oggi come oggi, credo che si possa affermare che la flessibilità sia diventata una sorta di sfera in cui trovano posto molteplici aspetti.

Vi è la flessibilità dei tempi e degli spazi, un fattore costituente a cui la pandemia e il post-pandemia ci ha abituati e che ora troviamo tutti normale.

Sul versante hard vi è naturalmente la flessibilità contrattuale, normativa, di regole e di accordi, frutto di negoziazioni talvolta interminabili.

Nel mezzo, per così dire, emerge la flessibilità del lavoro e delle dinamiche del lavoro, ad esempio i gruppi multidisciplinari dislocati a livello mondo, temporanei, aggregati ad hoc finalizzati, alleanze virtuali e strategicamente impostate, e così via.

A livello individuale è l’essere umano a sentirsi – o doversi sentire? – flessibile, cioè adattabile al mondo organizzativo: una sorta di evoluzione contemporanea del vecchio concetto di disponibilità? Quando i capi – anzi: i superiori! – dicevano di un loro collaboratore: “E’ un buon elemento, sempre disponibile, non ha problemi di orario…”.

Venendo alla struttura del libro, essa si apre con le note biografiche dei curatori e la lista-presentazione dei diciassette autori che hanno firmato i diversi capitoli.

 

La prima parte, dal titolo Historical and Evolutionary Perspective, introduce il lettore nei temi principali del testo ponendo subito sotto la lente di ingrandimento l’interconnessione tra nuove tecnologie, flessibilità richiesta agli operatori e nelle modalità di lavoro, e apparato normativo e regolatorio.

Un cenno necessariamente sintetico sull’evoluzione della flessibilità nei diversi ambiti e settori del lavoro introduce alla seconda parte che è proprio dedicata ad esplorare analiticamente questi aspetti. La questione del tempo di lavoro assume importanza ed è collocata nel primo capitolo di questa seconda sezione del libro; direi, anzi, che è il binomio tempo & spazio a emergere subito, venendo poi collegato con le politiche del personale (un cenno al caso spagnolo nell’utilizzo del teleworking e delle piattaforme, con il collegamento a ciò che ha insegnato le recente pandemia, è offerto a chiusura della sezione).

Ecco, dunque, emergere gli spazi virtuali di lavoro – sezione tre: Working and Communication in the Virtual Workplace – in cui trova spazio una riflessione sul futuro delle organizzazioni sindacali ma anche un interessante saggio sul lato oscuro (the dark side) della flessibilità nel lavoro nel XXI secolo. Un lato oscuro collegato al remote work e costituito dall’intreccio che si produce con l’EMS, l’Electronic Monitoring and Surveillance “come base dell’evidence-based management (EBM), evidence-based HRM (EBHRM) e HR analytics” (p. 151).

Un quadro in cui, tra l’altro, sono presi in esame i comportamenti adattativi ma anche controproduttivi dei collaboratori, cioè le loro reazioni a questo insieme di cose che, com’è evidente, hanno un impatto forte sulla quotidiana vita di lavoro. Ad esempio, emerge il tema della riservatezza e della privacy e il rischio che permanga una sorta di sentimento nebuloso sulla privacy e una non-definizione del contratto psicologico tra persona ed organizzazione.

Infine, la quarta parte centra l’attenzione sugli aspetti contemporanei del lavoro flessibile (Contemporary Aspects of Flexible Work) e qui non poteva mancare un capitolo dedicato alla formazione a al cambiamento in vista della employability del soggetto che lavora, ma anche un richiamo alla precarietà nel lavoro e agli svantaggi che una certa gestione della flessibilità può portare sia al singolo, sia all’organizzazione nel suo complesso.

L’ultimo capitolo, Innovation, technology and the changing world of work a firma dei tre curatori, Peter Holland, Nadia K. Kougiannou e Chris Brewste, sintetizza gli argomenti esposti e procede verso ulteriori considerazioni.  

In diverse pagine del testo è pure sottolineata la varietà degli ambienti di lavoro è il fatto che molte imprese e organizzazioni non sono per nulla pronte, o predisposte, alla flessibilità e/o al remote working. Per troppi capi permane l’idea che il collaboratore debba stare al lavoro – nel senso: sul posto di lavoro – e ciò richiede un vero e proprio ripensamento, un nuovo assetto mentale e manageriale che, come ben sappiamo, non è sempre facile produrre nelle persone!

Ma, quando si parla di flessibilità si deve anche tener conto una serie di elementi contigui.

Ad esempio, la salute e la sicurezza nel luogo di lavoro, ma pure gli stili di leadership e di membership, le differenze individuali tra le persone, le forme non standard di lavoro, i ruoli e le posizioni organizzative fluide, e così via. E troppo spesso, aggiungerei, modelli di leadership inclusivi e partecipativi, compresa la servant leadership, appaiono pregiudizialmente difficili o impossibili non da applicare, ma persino da sperimentare.

In sostanza: nel libro si discute l’impatto che la flessibilità ha di volta in volta sui tre livelli delle realtà di lavoro, le persone, i team e l’organizzazione nel suo complesso. Direi, per concludere, che da questi punti di vista il testo – pur nella sua multidimensionalità – garantisce l’approccio etico, l’equilibrio nel valutare limiti e opportunità – ad esempio nell’uso operativo delle nuove tecnologie e nelle modalità occupazionali – la pre-occupazione sul tema del controllo (e, quindi, aggiungerei, dell’esercizio del potere manageriale) offrendo sicuramente molti materiali di riflessione al lettore.

 

Andrea Castiello d’Antonio

Questa recensione è stata pubblicata sul numero 4, anno 2026, della rivista

 

https://www.aidp.it/hronline/2026/2/4/work-employment-and-flexibilitybr-innovation-technology-and-the-changing-world-of-work.php